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Ott
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Unioni gay e diritti civili

imagesQuasi in tutta Europa ci sono leggi che regolano le unioni civili tra omosessuali e dire che in Italia c’è il Vaticano e non si può fare, forse non è più un’argomentazione plausibile per rispondere a chi chiede e continua a pretendere un diritto, lecito o meno che sia.

Se Papa Francesco ha aperto le sue braccia per dire che non è da buoni cristiani discriminare, allora quanto meno non possiamo continuare a nascondere ciò che non ci piace in cantina.

Forse invece dovremmo prendere esempio dalla comunità gay, ammesso cheimages (1) ne esista una, considerando il fatto che non è sano dividere la società in comparti stagni o in categorie, perché oggi più che mai si batte per ottenere ciò in cui crede e il minimo che possiamo fare è starli a sentire, mettendo da parte quell’atteggiamento d’insofferenza, davanti al quale gli omosessuali sono andati a sbattere da sempre.

Le patrie galere non sono piene di gay, tra loro non ci sono schiere di criminali, violentatori, rapinatori, ma il più delle volte ci troviamo davanti a persone per bene, che lavorano onestamente, pagano le tasse, e hanno il diritto di chiedere di non essere messi da parte, ma pretendono di entrare nel “salotto buono”, essere ascoltati e dire la loro, perché quando vanno a votare, il loro voto vale quanto gli altri.

images (2)Chiediamo moltissimo ai gay, vogliamo che ci facciano vestire in modo glamour, elegante, che al Cinema o a teatro ci facciano divertire, che arredino le nostre case, che disegnino i nostri giardini e andiamo a vedere i loro spettacoli, i loro concerti e ci vantiamo anche di essere loro amici, ma poi..

troppo facilmente dimentichiamo che si tratta di uomini e donne, di persone come noi, che hanno un cuore che gioisce o che soffre.

Eccolo lì l’attore con il viso imbiancato dal cerone e vestito di paillettes, che va in scena ogni sera per fare il suo numero per il nostro divertimento, come un giullare per il prezzo di un biglietto, come quei trans bramati dagli uomini di notte e poi ignorati di giorno.

images (5)Dopo lo spettacolo quell’attore resta solo in camerino o in una stanza d’albergo, non lo facciamo accomodare nel salotto buono di casa nostra, ma lo invitiamo ad andare a mangiare in cucina, in disparte, perché non ci metta in imbarazzo, perché la nostra reputazione non debba soffrirne, e feriamo lui a morte.

Egli ha un cuore, sa amare e soffrire, ha una madre e un padre, sa fare una carezza o tendere una mano e non è un cane rognoso da scacciare alle prime luci dell’alba, poiché egli non è una marionetta da riporre in uno stanzino. Se piange, le sue sono lacrime vere, che solcano il cerone, in rivoli che sembrano squarci sul suo viso, come ferite che restano come cicatrici sui fianchi di una montagna.

Anche lei sembra immobile, eterna, ma è viva, pulsa di vita.

images (6)Quell’attore alla fine dello spettacolo si ripulisce il viso e si asciuga gli occhi e sa di aver guadagnato la sua paga e di non aver rubato niente a nessuno ballando e ridendo, anche se ha la morte nel cuore.

Quell’attore vuole vivere alla luce del sole, sa che non ha bisogno di chi lo incontra per strada e finge di non conoscerlo, dopo avergli giurato amore eterno in una camera d’albergo. Non vuole più condividere delle finte amicizie che si palesano con il favore delle tenebre e svaniscono alle prime luci dell’alba.

A un certo punto ha deciso di rialzare la testa, perché non ha niente di cui vergognarsi, e se ne sente la necessità deve e può pregare come chiunque altro in una chiesa o alzarsi e dire la sua. Forse è arrivato il momento dell’autodeterminazione, e di dire a voce alta che anche lui ha diritto a sedersi nel salotto buono e bere il caffè nelle tazzine in porcellana bianca  e bordino dorato con tutti gli altri.

Non entrerà più dalla porta di servizio, entrerà dal portone principale e sarà uomo o donna, sarà persona.

 Simona Aiuti


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