Author Archive for simona aiuti

03
Mag
18

Facchetti Jr. Vs Luciano Moggi 0-2

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Simona Aiuti

Quale è stata pietra angolare su cui sono state erette torri d’accuse in solido cemento armato che per tanti anni hanno gravato su Luciano Moggi affibbiandogli il ruolo del cattivo?

Com’è stato possibile dire così tanto su Moggi fino all’inverosimile senza tirare in ballo altri suoi colleghi e avversari? E’ presto detto; o si è omesso, o non sono stati presi in considerazione.

Il personaggio Moggi si prestava così tanto? Certamente sì, ma è palese che egli mai avrebbe potuto contrastare uno degli antagonisti di maggior spicco che però non c’era, un rivale consegnato alla storia puro e intonso come se fosse uscito dalle acque del Giordano, una figura d’atleta senza macchia, protetto da quel pudore comprensibile, provato da chi non ha mai voluto, tanti di noi, nominare più del dovuto chi è passato a miglior vita. Tutti noi, non solo Moggi, saremmo usciti sconfitti dal confronto con Giacinto Facchetti, un raffronto perso in partenza.

Eppure dal 2006, più volte si è detto che certamente non si voleva infangare chi non è più tra noi e non potrebbe difendersi, ma affrontare i fatti sì, prendere in considerazione testimonianze, intercettazioni si sarebbe potuto e dovuto fare, poiché se è vero che non si deve infangare chi non c’è più, esistono anche i diritti dei vivi, e consegnare alla storia del calcio qualcosa che almeno somigli vagamente alla verità.

Eppure il tempo è galantuomo, giacché si è da poco conclusa la diatriba legale per unahqdefault (1) querela tra Luciano Moggi e GianFelice Facchetti, figlio dell’ex presidente dell’Inter Giacinto, confermando la sentenza di primo grado secondo la quale Facchetti padre faceva lobbing con gli arbitri. A questo proposito va sottolineato che il giovane Facchetti avrebbe detto che la cosa non ha nulla a che vedere con Calciopoli, il che è come dire che lavorare in una pizzeria non significa maneggiare sacchi di farina.

Riguardo al processo appena conclusosi, Facchetti Jr. Vs Moggi, era fondamentale accertare se Facchetti aveva delle corsie preferenziali con gli arbitri, ed è stato provato che la corsia preferenziale c’era, poiché era questo il motivo della querela di Facchetti Jr e nulla si può aggiungere al riguardo.

Fare lobbing con gli arbitri in quegli anni evidentemente significava cercare d’averne dei vantaggi, cosa oggi accertata; è un fatto!

Naturalmente la stampa nazionale non ha dato risalto a questa vittoria “Moggiana”, di grande sostanza nel significato più intrinseco considerando tutto quello che è accaduto fuori e dentro i tribunali dal 2006, ma c’è poco da stupirsi, visto che le informazioni scarne e distorte continuano da allora, quindi nulla di nuovo sotto il sole.

Allora corre l’obbligo ricordare che lo stesso Procuratore Federale Palazzi, riguardo al calderone Calciopoli affermò: “l’Inter è la società che rischia più di tutte per il comportamento illegale del suo presidente Giacinto Facchetti.”

hqdefault (3)Quindi con oltre 160.000 intercettazioni che scottavano, ad Appiano Gentile non si rischiava di andare in serie B, no, probabilmente si sarebbe parlato di una pena più severa.

Per chi difetta di memoria ricordiamo che sempre all’epoca, l’Inter fu volutamente esclusa dal processo, e non furono presi in considerazione elementi schiaccianti relativi alle indagini perché il Maggiore Auricchio disse a un assistente di linea, che aveva notizie accusatorie sulla società Inter, che non interessavano, e quando la giustizia sportiva finalmente si occupò di loro, il tutto era andato in prescrizione, ma prescritto non significa innocente.

Dopo molti anni da quei fatti, durante la festa di compleanno dell’Inter, GianFelice Facchetti, parlando di Calciopoli, avrebbe affermato che la sua società non sarebbe stata mai invischiata in tale “spazzatura”. E’ come dire che nessuno di loro è mai stato beccato in una casa squillo clandestina, o perché erano nascosti sotto il letto, o perché le guardie hanno tralasciato di dare una sbirciatina sotto le doghe del letto.

Invece, riguardo alla Juventus unica indirettamente a processo, corre l’obbligo ricordare che quando l’avv. Gallinelli mise sul banco degli imputati una domanda concreta come un macigno, relativa alle famose sim svizzere, ovvero chiedendo come avrebbero fatto i Carabinieri ad avere nei tabulati i tentativi di chiamata fatti quando l’altro telefono era spento o non raggiungibile. Considerando che soltanto dal 2009 le compagnie telefoniche italiane raccolgono quel tipo di dato, non sembra una domanda banale. Prima di questa data, i tabulati in possesso della magistratura contenevano solo le chiamate con risposta.

Dunque com’è possibile che nei tabulati in mano agli inquirenti di Calciopoli, per intenderci le informative che fornì il colonnello dei carabinieri Auricchio, i tentativi di chiamata senza risposta risultano?

Invece, qualcuno, forse l’Inter è stato graziato dal PC di Giuliano Tavaroli. Questolucianomoggiterracina portatile dell’uomo “Telecom” che aveva organizzato le indagini su Moggi e De Santis, venne spedito a Roma dalla Procura di Milano con un decreto d’ispezione. Cosa conteneva? Forse non lo sapremo mai, perché nulla fu estrapolato.

Rammento inoltre che c’è un’intercettazione nella quale Paparesta dice, riferendosi al momento in cui ci fu lo screzio con Moggi e Giraudo, che i due dirigenti della Juve erano stati anche troppo accomodanti, visto come era andata la gara. Dunque, Moggi non solo non riuscì a condizionare le gare, ma in un’altra intercettazione “sfuggita”, Adriano Galliani dice a Meani: “mica dormo” e “quel figlio di puttana di Moggi che con Capello fa una coppia micidiale voleva giocare, invece noi slittiamo”. E, che te lo dico a fare, la giornata di campionato slittò davvero, cosa mai successa nella storia della serie A. Ricordiamo pure che Galliani diceva di conoscere appena il signor Meani!

Quindi Moggi non otteneva favori, altri evidentemente sì.

Sembra anche che sia scomparso magicamente un fi­le audio che riprodurrebbe una telefonata tra l’allora pre­sidente dell’Inter Facchetti e l’ex designato­re arbitrale Pierluigi Pairetto che riferisce: “mi chiamava per sapere chi avevamo intenzione di inserire nelle griglie arbitrali per i sorteggi, erano colloqui sereni, tranquilli, senza malizia”. Quindi la malizia per qualche perverso e oscuro motivo doveva essere esclusiva prerogativa di Luciano Moggi?

Ricordiamo anche che dalle informative stesse, risulta che Adriano Galliani s’incontrava nel ristorante di Meani nel giorno di chiusura (per non essere visti) assieme all’arbitro ancora in attività Collina, per decidere assieme le strategie future e per un eventuale appoggio dell’allora presidente della Lega al futuro designatore predestinato; e questo era agli atti già dal gennaio 2006.

Quindi secondo una logica che nemmeno nella Commedia dell’Arte, se i dirigenti 320bianconeri cenano a casa di Bergamo con i due designatori già fuori dai giochi a campionato finito, il loro è un incontro strategicamente importante, mentre se un dirigente del Milan cena nascondendosi da occhi indiscreti con Collina non è importante.

Tornando a casa nerazzurra, le cene le faceva anche Facchetti (Bergamo è andato a Forte dei Marmi convocato da Moratti). Dagli interrogatori dei testimoni del processo che si tenne a Napoli, infine si seppe che a fare cene private sia stato persino il Parma di Tanzi e Sacchi e che, in generale, le potesse fare chiunque lo richiedesse. Dov’è l’esclusività juventina o la disparità con le avversarie?

Nessuno ha mai visto Moggi a cena con Collina.

Ai nerazzurri di oggi, che Juve o non Juve da sette, otto anni hanno un rendimento estremamente scadente, di fronte ad una Juventus che ha inanellato sei scudetti e due finali di Coppa Campioni, ricordiamo anche che oltre a queste “bazzecole”, c’è stato anche un calciatore nerazzurro con un passaporto falso con i documenti trafugati alla motorizzazione di Latina, fatto per cui l’Inter avrebbe dovuto essere ancora una volta retrocessa.

Adesso Calciopoli non c’è più, invece c’è addirittura il Var, però i nerazzurri stanno a ventuno punti dalla Juve, come mai?

Troppe domande, allora rivolgiamone qualcuna a Luciano Moggi, l’ex D.G. della Juventus, parte in causa.

Si aspetta delle scuse da qualcuno Moggi?

“No, non me le aspetto e non arriveranno. Ancora sento parlare del presunto rigore su Ronaldo, roba che eravamo in vantaggio di 1-0 e al limite potevano pareggiare, e allora? Volevano vincere il campionato con quel rigore?”

“Crede sia possibile una restituzione degli scudetti alla Juventus alla luce dei fatti attuali?”

“Non lo so, Andrea Agnelli si è battuto molto, ma è una questione di federazione. Di fatto sbagliò all’inizio l’avvocato della Juve ad accettare subito di andare in B, fu un errore iniziale.”

 

Dicono che lei si sceglieva i giornalisti con cui parlare, è vero?

“Tutti i dirigenti, i calciatori, insomma tutti parlavano e parlano ancora con chi vogliono,

 

ecco, colgo l’occasione per ricordare il povero Scardina, appena mancato. Vede, se io gli dicevo di non mandarmi Sanipoli perché ero convinto mi portasse sfortuna, ma di mandarmi qualcun altro, in realtà facevo un favore alla RAI, perché rilasciavo molte interviste, coinvolgendo anche i ragazzi e tutti lavoravano; che c’è di male a decidere con chi parlare? Dopotutto non mi sono mai negato. Rammento che è emerso che i sorteggi non erano pilotati, gli arbitri sono stati assolti e quindi non c’era un sistema, e di sicuro non un mio sitema.”

Quanto le è costato difendersi in tribunale?

“Mi è costato quanto ho guadagnato con la Juve, ma non mi lamento, non è mio costume.”

Cosa serve al calcio italiano per tornare a essere grande?

“Servono buoni dirigenti, competenti, un rimodellamento della federazione e ci sono troppi stranieri che fanno scena e basta e mi dispiace dirlo, ma bisogna prendere esempio da altri paesi europei.”

Riguardo all’inchiesta aperta da Giletti relativa a procuratori e faccendieri loschi che chiedono soldi ai genitori di giovani atleti per piazzarli come la vede”?

“Penso che è diventata tutta una giungla e chiunque si permette di mettere bocca e non deve essere possibile, non si manda avanti così un settore giovanile. Vede, la federazione è debole; siamo stati eliminati due volte dai mondiali, siamo fuori prima di cominciare stavolta, e c’è gente che ancora parla del rigore su Ronaldo? L’Inter ora non ha Guido Rossi, è sempre a 21 punti dalla Juve, e mi pare che non sia cambiato niente.”

Riguardo alla sua vittoria in appello contro Facchetti?

“Semplice, a Milano hanno preso in considerazione le intercettazioni che a Napoli hanno ignorato ed io ho vinto, stop.”

 

La miseria umana peggiore però è quella giornalistica, qualcosa che riguarda principalmente la stampa sportiva, un po’ misera, edulcorata, parziale, piena di falle, approssimativa e raffazzonata, assolutamente sotto la media europea e dispiace molto. I giornalisti sportivi italiani si stracciano le vesti nel dire che il calcio italiano è mediocre, ma è evidente che chi lo racconta e ne fa la cronaca, è assolutamente allineato a quella mediocrità.

Simona Aiuti

 

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06
Nov
17

I miei romanzi

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simona aiuti

18
Ott
17

Archeologia distrutta e abbandonata a Frosinone!

IMG_20171018_103805.jpgQuando il degrado e l’incuria si diffondono nel centro storico di una cittadina come una macchia d’olio soffocante e maleodorante, allora è difficile arginarle, poiché l’uomo ha l’amara tendenza ad abituarsi a sopportare di vivere in un panorama di decadenza, così come ci si abitua alla sciatteria, figlia illegittima dell’indolenza e talvolta anche del malaffare.

La Provincia di Frosinone è una sorta di regione nella regione, una terra ricca di storia e di tradizioni, che ahimè tendono a disfarsi come una trama lisa, e a brandelli, destinata a perdersi sfilacciata nel vento, trascinata e disfatta in nubi grigiastre frammiste a rosso, pregne di un inquinamento che ormai è palpabile e che tende ad avviluppare tutto, ma non a cancellare obbrobri che sopravvivono sotto gli occhi della cittadinanza, come monumenti all’inesorabile decadenza.

A piazza Valchera a Frosinone si sta consumando l’agonia di alcuni resti cheIMG_20171018_103921.jpg l’amministrazione comunale sembra avere del tutto dimenticato. Là dove ci sono resti di mura antiche diroccate,  molti anni fa, scavando superficialmente si trovarono resti di ossa umane, probabilmente appartenute a suore sepolte nella cripta di un convento, e che frettolosamente impacchettarono e portarono via a Roma, chissà perché? Tuttavia là ora regna lo squallore. La zona avrebbe bisogno d’indagini più approfondite, del consolidamento delle mura, di una pulizia approfondita e perché no, di una valorizzazione.

E’ vero che Frosinone è stata quasi distrutta dalla seconda guerra mondiale, ed è vero che le sue belle vestigia sono state semi sepolte e purtroppo obliate, scordate, ma è inaccettabile che IMG_20171018_103949alcuni resti archeologici siano oggi del tutto abbandonati, in attesa d’inevitabili crolli e conseguenti derive e pericoli, riguardanti non solo quei brandelli della nostra storia, ma anche per gli abitanti del centro storico circostante.

Frosinone si è sempre distinta per un masochistico desiderio di demolizione ingiustificata di chiese antiche, di soffocare e seppellire siti archeologici, anfiteatri, e lasciare quindi nell’oblio le vestigia di chi ci ha preceduti, ma che nel centro storico della città, si lasci addirittura che crescano sterpaglie tra rovine antiche, sotto gli occhi dei residenti, come a voler soffocare gliIMG_20171018_104331.jpg ultimi brandelli di una storia, è qualcosa che fa tremare i polsi.

Ebbene, com’era prevedibile, in un’estate rovente, in un clima arido che ha favorito la mano infame di vili piromani, queste sterpaglie che invadono ancora le mura, sono state avvolte dalle fiamme e hanno messo in pericolo le case adiacenti a questo sito, che si trova appunto a ridosso della centralissima piazza IMG_20171018_104018.jpgValchera, dove dal 1600 si svolgeva il mercato settimanale della città di Frosinone. Si tratta di una zona centralissima, di una piazza chiusa cui si accede con strade strette e anguste e quindi si è sfiorata la tragedia. La cosa grottesca è che da allora, come si vede dalle foto, nessuno è intervenuto per pulire, per controllare se sia il caso di mettere tutto in sicurezza e addirittura sopravvivono vecchissime assi di legno che furono messe lì alla bell’è meglio molti anni fa e che sono sopravvissute all’incendio; incredibile!

Appena più in alto Piazza Valchera, c’è un piccolo museo archeologico, così piccolo che una gran mole di reperti trovati in varie zone della città, sono inscatolati e chiusi in un magazzino da molti anni. Ironia della sorte, andò in fumo anche un progetto di ampliamento del museo che avrebbe inglobato, utilizzato e valorizzato proprioIMG_20171018_104037.jpg l’area andata alle fiamme, ma i finanziamenti sfumarono, e tant’è!

Dall’alto della sede del comune di Frosinone, cola e scivola incompetenza, sciatteria, scarso senso civico, e rotola fino alle pendici dell’importantissimo e fondamentale nuovo fiammante, già, fiammate pure lui, stadio della città, che negli ultimi anni ha avuto la priorità assoluta, neanche fosse un defibrillatore!

IMG_20171018_104334.jpgL’archeologia di Frosinone è nel degrado, ma chi amministra e si occupa più di uno scatolone in cui giocare a pallone, piuttosto che del decoro della città, direi che rappresenta il paradigma dell’ignoranza e della noncuranza che prima di offendere i cittadini, umilia e copre di ridicolo chi evidentemente non è degno di appartenere a questa città.

Simona Aiuti

 

29
Set
17

Truffe online dalla Calabria

11542095_10206031221651181_3945189715172444521_nA tutti prima o poi visti i tempi, capita d’incappare in laidi truffatori, è facile online, anzi facilissimo ed è capitato anche a me.

Felice e gioconda all’idea di comprare un bel PC portatile, ho trovato una bella occasione online su un bel sito invitante e così ho velocemente acquistato il “mio pc” gongolante all’idea di averlo a casa entro qualche giorno. Ebbene non avevo idea di quello che mi stata aspettando e dopo un mese non ho ancora il pc.

Sono incappata in un soggetto calabrese dall’aspetto boteriano che in uno scambio chat non ha fatto che mentire, mentire e mentire e non mi ha mai spedito il computer.

II tizio ha promesso più volte di risarcirmi, di rimandarmi il denaro, ma naturalmente non l’ha fatto. Ovviamente l’ho denunciato, e la legge farà il suo corso, ma a voi calabresi dico di non andare nel suo negozio..e di non comprare da lui.

03
Mag
17

NAWAL SOUFI, filantropa o cosa?

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Simona Aiuti

ZUCCARO NON MOLLA: “TRA LE ONG NON SONO TUTTI FILANTROPI. GLI SCAFISTI BUTTANO I TELEFONI IN MARE SE ARRIVANO LE NAVI DELLA MARINA, SE ARRIVANO QUELLE DELLE ONG LI CONSERVANO” – IL PM DI CATANIA CHIEDE DI POTER FARE INTERCETTAZIONI

Nawal Soufi, l’angelo dei profughi, haa 27 anni, vive vicino a Catania e la chiamano Lady Sos perché il suo numero di telefono passa tra i migranti che tentano di arrivare in Italia, di fatto il 90% senza averne diritto e la patata bollente passa a noi che messi davanti al fatto compiuto, dobbiamo farci carico di una emorragia umana.

Il suo nome è Nawal Soufi, ha 27 anni e origini marocchine, ma da18198305_10208882882125839_3887755215518544086_n sempre vive vicino a Catania con la famiglia. Da tempo la chiamano”Lady Sos”perché il suo numero di telefono è un gancio essenziale per tutti quelli che si mettono in viaggio dall’Africa, infatti, appena sono in mare chiamano lei e da lei, il passo che porta alla guardia costiera o a qualche nave che si precipita nelle acque libiche il passo è beve, anzi brevissimo.

Come attivista, passa moltissimo tempo alla stazione di Catania, downloadaccogliendo i presunti aventi diritto d’asilo che vogliono allontanasi velocemente da quelle zone, il più delle volte vogliono dirigersi in Nord Europa, ma ovviamente legalmente non possono farlo, cosa che non scoraggia nessuno evidentemente, anche chi aiuta questa gente in fuga e probabilmente non ha nessun senso d’appartenenza all’Italia, ma ne sfrutta i vantaggi.

images (6).jpgNawal fa ricariche telefoniche, compra talvolta anche biglietti per treni, e si definisce una “attivista per i diritti umani”, cosa che dice farà sempre.

Una volta, un ufficiale della Guardia Costiera le ha ventilato una denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, cosa che non l’ha affatto scoraggiata.

E’ evidente che s sente parte di quel popolo in movimento e vede solo quella direzione.

La signorina Soufi non è solo presente su Facebook dove chiunque da tutto il mondo può contattarla e potrebbe accordarsi con lei, maimages (5) anche su twitter e cosa interessantissima, segue molti arabi, molte ONG che operano nelle acque del Mediterraneo per caricare i migranti, segue Laura Boldrini e questo non ci stupisce, Khalid Chaouki, Cécile Kyenge, SOS MEDITERRANEE FR, molte altre simili organizzazioni non governative, ovviamente la Guardia Costiera, che evidentemente deve monitorare e incredibile ma vero, la Marina Militare italiana!

Mentre Soufi è seguita sul noto social quasi esclusivamente da arabi, pochissimi italiani e direi pochissimi residenti in Italia e questo fa riflettere moltissimo.

Ecco, io credo che la magistratura italiana dovrebbe indagare a fondo su come vengono usati questi social, se si configura uno o più reati, perché di fatto la signora non salva i migranti, ma prende il contatto e lo passa alla guardia costiera. Arriva quindi molta gente che non ha alcun diritto, e tra loro potrebbe anche esserci gente molto pericolosa, come di fatto è già accaduto.

Simona Aiuti

04
Apr
17

Omicidio #EmanueleMorganti e i lati oscuri di #Alatri

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simona Aiuti, giornalista, blogger, scrittrice

Emanuele Morganti è stato picchiato prima all’interno. Perché credevano stesse importunando la barista, e l’hanno trascinato in un angolo. Poi scortato da quattro persone fuori con la maglietta strappata, il sangue vicino la bocca e lui agitato che diceva: Ma non sono io ad aver dato fastidio. Non sono io. Perché mi cacciate? Poi il linciaggio e la sua tragica fine.

 In queste ore si aggiunge un ottavo indagato nell’inchiesta di Alatri per l’omicidio di Emanuele Morganti, avvenuto dopo un brutale pestaggio fuori da una discoteca la scorsa settimana. Nel registro degli inquirenti è finito un uomo che sarebbe stato presente al momento dell’aggressione del ventenne.

Dalla scorsa settimana si trovano in carcere i due principali
accusati della morte di Morganti, i fratellastri Mario Castagnacci e Paolo Palmisani,
accusati di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, già perché incredibilmente un movente non c’è e forse non salterà mai fuori. Tra gli altri indagati ci sono i quattro buttafuori del locale in cui sarebbe cominciata la discussione tra Morganti e i images (6)suoi aggressori, oltre che il padre di Castagnacci; tutti indagati per rissa.

Oggi la verità sembra piuttosto lontana, e le ragnatele viscide che avvolgono e che soffocano l’intera vicenda, offuscano il lavoro degli images (8)inquirenti e sono tessute da una vedova nera che si chiama omertà.

Sono moltissimi i lati oscuri dell’omicidio Morganti. Quella notte nella defilata piazza Regina Margherita, fuori dal Mirò, piccolo locale disco Bar ricavato probabilmente da anguste cantine, non c’erano quattro gatti intenti a gironzolare nel buio. I presenti non erano così pochi le dichiarazioni rilasciate sembrerebbero un po’ troppo divergenti agli inquirenti; che qualcuno menta? A pensar male si fa peccato, images (7)però talvolta s’indovina. Ancora non è chiara la scintilla della rissa e il successivo linciaggio spietato che ne è seguito. Qualcuno ha paventato un’ipotetica “lezione”, ma trucidare un ragazzo incensurato e per bene, dovrebbe essere causato da chissà che enorme “sgarro” tipico della malavita.

Ambiguo è anche il ruolo del buttafuori albanese, il quale, invece di allontanare il Domenico Paniccia, come ha potuto compiere un tale images (9)errore di persona così grossolano cacciando il Morganti? Era forse qualcosa di preordinato e già ordito?

Faccio presente che non siamo al Coccoricò di Riccione, ma in un localino piccolo come il salotto di mia nonna! Intanto da quella fin troppo oscura notte, Pjetri Xhemal, il butta fuori appunto, sembrerebbe volatilizzatosi nel nulla, ha forse qualcosa da nascondere?

Non è affatto credibile che una scaramuccia banale abbia scatenato un pestaggio attuato con una crudeltà così efferata e non basterebbe nemmeno la partecipazione di alcol e droga a un evento che somiglia quasi a una esecuzione per giustificarla. Inoltre, fatto non trascurabile, dopo l’esecuzione barbara, qualcuno, pare una ragazza, avrebbe addirittura sputato sul ragazzo morente. Chi compie un atto simile certamente ha il pelo sullo stomaco e molto sangue freddo. Si tratta di un atto di spregio estremo, eseguito sempre da chi nutre un rancore elevatissimo e probabilmente sarebbe stato compiuto da una donna. I bene informati dicono che nella vicenda, in un modo ancora da chiarire, sarebbe coinvolta pure una ragazza di origini albanesi, per la quale ci sarebbe stata una lite pregressa, fatto non trascurabile.

Sembra che i filmati siano al vaglio degli inquirenti, ma saranno stati utili? Era notte e nella piazzetta ci sono alberi dalle folte chiome e questo non è rassicurante.

http-i.huffpost.comgen5202996imagesn-EMANUELE-MORGANTI-628x314Di fatto molti sono fuggiti, molti altri hanno cercato di evitare di collaborare con la giustizia, per paura, per non avere grane e forse anche per una mancanza di senso civico.

Intanto un altro fatto grave e inconfutabile è che la frattura già esistente e le vecchie ruggini e i rancori esistenti da tempo immemorabile tra il paese di Alatri e la località di Tecchiena, di fatto si sono allargate ancora di più. Emanuele è stato ucciso ad Alatri, ma la sua salma non è stata tumulata nel cimitero locale del paese in cui di fatto aveva la residenza. Sembra che sia stato posto nella tomba di famiglia della madre che si trova invece a Frosinone. Probabilmente sarebbe stato troppo crudele per familiari, portare un fiore nel paese dove il figlio ha trovato la morte.

images (5)La stampa locale e gli autoctoni hanno un po’ troppo velocemente assolto la comunità alatrense, riguardo al clima paesano pesante che si respira, che naturalmente non ha nulla a che fare con l’omicidio. Tuttavia, per esperienza personale posso dire che i locali non amano affatto amalgamarsi con chi viene da fuori, anche se si parla di una manciata di chilometri, tendono a fare quadrato e a essere anche ostili verso l’estraneo. Un giorno una persona locale mi disse: “ a noi delle leggi italiane non interessa, a noi interessa Alatri”.

Ecco, io credo che il campanilismo quando è eccessivo, e claustrofobico, dovrebbe lasciare un po’ spazio alla collaborazione, all’inclusione, all’apertura e strappare ogni più piccola traccia di omertà e oscurantismo culturale, l’unico modo per uscire fuori dalle sabbie mobili che ora mi pare di vedere.

Simona Aiuti

24
Mar
17

Leoni da tastiera #hater

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Simona Aiuti

Il mondo virtuale a volte è eccessivamente fluido e scivoloso. Internet e ora anche darknet possono celare molti pericoli, come i famigerati heters che nascondendosi dietro un monitor e una tastiera, con dei fake o dei nick name fasulli, perseguitano e insultano sistematicamente personaggi noti e non.

In gergo virtuale nel web  si chiamano “haters”, ma nella cara vecchia lingua italiana possiamo chiamarli semplicemente “Leoni da tastiera”, gli stessi che impazzano sui social, spesso in gruppi Facebook chiusi all’interno dei quali vomitano le più incredibili nefandezze, per lo più contro le donne, con un linguaggio a dir poco sessista.

Si tratta di persone insospettabili, che sentendosi erroneamenteimages (5) protette dalla mediazione della rete internet, si scatenano soprattutto sui social appunto, e non solo, e lo fanno verso personaggi più o meno noti, ma anche verso ragazze comuni. Questi folli arrivano ad insultare e a offendere con un turpiloquio tale che bisognerebbe lavargli la bocca con il sapone, eppure questi leoni che si nascondono talvolta dietro un anonimato fasullo, se beccati, se tanati e messi davanti al fatto compiuto, diventano agnellini piagnucolosi. E non si creda che le ragazze siano delle educande, poiché esistono moltissime leonesse da tastiera che sproloquiano insulti a non finire, convinte, anche loro, di essere in un mondo parallelo.

Si tratta di situazioni che, ultimamente si stanno ripetendo sempre più di frequente e che in alcune occasioni come nel caso di Tiziana Cantone hanno avuto risvolti drammatici.

Talvolta, dopo aver indagato e recuperato i numeri di telefono di alcuni molestatori, se vengono chiamati e intercettati per essere messi davanti al fatto compiuto, finiscono in un calderone di ridicolo.

Dopo un attimo di smarrimento i personaggi chiamati trovano le scuse più disparate, balbettano e non sanno cosa dire, trasformandosi da leoni virtuali in pecorelle nella realtà. Chiedono scusa piangendo, oppure dicono che qualcuno ha piratato i loro account. Insomma si sciolgono come neve al sole.

Sia ben chiaro però, che le denunce sono degli orpelli e dei gadget, poiché quando si insulta e si minaccia, ci si deve anche assumere la responsabilità delle proprie azioni. Purtroppo chi gestisce i social collabora poco, e la giustizia, partendo dalla polizia postale, fatica a trovare il bandolo della matassa, tuttavia è sempre bene segnalare e denunciare, poiché sei tratta di minacce, insulti e persecuzioni internet.

Simona Aiuti




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