Archivio per febbraio 2012

23
Feb
12

La Radeca a Frosinone di “Simona Aiuti

La “Radeca” nel quotidiano Ciociaria oggi

La Radeca è una festa frusinate che affonda le proprie origini in un’epoca estremamente lontana nei secoli, forse addirittura precristiana, infatti Frosinone ha origini antichissime e la tradizione può essere facilmente ricollegata ai Saturnali romani e di conseguenza ai riti della fertilità e della fecondità. La lunga foglia della “Radeca”, non rappresenta altro che una foglia d’agave simbolo di fertilità per eccellenza nell’antichità.

Ci sono documenti ufficiali negli statuti comunali del XIII° secolo che parlano in maniera esplicita di una norma in base alla quale venivano sospese tutte le attività giudiziarie durante le festività come il Natale, l’Epifania, i periodi delle messi, della vendemmia, e le giornate antecedenti le ceneri, cioè quelle della festa della “Radeca”appunto nella ciociaria oggi.

Tale ricorrenza assunse un significato molto importante tra il 1798 e il 1799, quando i frusinati si ribellarono contro le truppe d’occupazione Francesi presenti in città.

Il 26 luglio 1798 l’intera popolazione di Frosinone insorse scacciando la guarnigione transalpina, non potendo più tollerare le ingenti tasse imposte dopo il costituirsi della Repubblica Romana spalleggiata appunto dai Francesi.

Alla sommossa popolare di Frosinone, seguì una violenta repressione, così dura da portare al massacro di moltissimi innocenti ed anche al danneggiamento di alcuni edifici sacri di Ciociaria oggi, un’intera armata capeggiata dal generale Girarban saccheggiò la città senza alcuna pietà.

Un anno dopo i frusinati, nonostante fossero ancora intenti a leccarsi le ferite, vollero ugualmente festeggiare il carnevale e quindi onorare la festa della “Radeca”, per esorcizzare fame, paure e per irridere i potenti. Quel giorno mandarono un messo ad Anagni dove stazionava il generale francese Jean Etienne Championnet, annunciandogli che Frosinone si era nuovamente ribellata.

Nel frattempo nella zona dove oggi si può identificare più o meno l’incrocio tra la Casilina e il piazzale De Mattheis, si era radunata una gran folla in attesa dell’ufficiale e ogniqualvolta da lontano si sentivano gli zoccoli d’un cavallo sopraggiungere, la gente urlava “ esseglie….esseglie!! Eccuglie..!”

Quando finalmente Championnet giunse, si trovò in mezzo ad un clima goliardico e sbeffeggiante, capì d’essere stato menato per il naso, ma non se la prese e si mischiò alla folla bevendo il tradizionale vino rosso e mangiando le famose e ineguagliabili fettuccine ciociare.

I soldati transalpini ricevettero in dono delle graditissime botti di vino rosso e da allora Championnet divenne simbolo del carnevale, infatti ogni anno un fantoccio vestito da generale francese satollo e sbronzo viene festeggiato e poi dato alle fiamme alla fine della giornata.

Il cuore della manifestazione è sempre stato nel rione “Giardino” dove ancora oggi si svolge la parte più importante della festa, presso la chiesa di Santa Elisabetta e proprio là c’è la casa di Carnevale, lascito di un facoltoso frusinate, edificio che un tempo era probabilmente una caserma: luogo da cui stare alla larga!

Da alcuni anni nel quotidiano Ciociaria oggi, grazie ad un rinato fervore di riscoperta dei nostri antichi usi e costumi, la popolazione frusinate si mobilita periodicamente in vista dell’appuntamento del martedì grasso in cui si rinnova con vigore la tradizione della  “Festa della Radeca”.

Tale manifestazione sta riacquistando il giusto prestigio che per un certo lasso di tempo si era perso.

Si tratta d’un evento che, come dicevo, coinvolge in modo particolare gli abitanti del quartiere “Giardino”, custodi da sempre della memoria degli atavici fasti e poi l’intera cittadinanza, che rivive il gusto di un’antica festa.

Forse è una questione di campanilismo, tuttavia è fantastico vedere la mobilitazione crescente della cittadinanza nel far rivivere le proprie origini, nell’organizzazione della sfilata carnevalesca.

Tutti i Rioni Storici della città, ovvero il Giardino, il Centro Storico, Madonna della Neve, La Pescara, Via Gaeta, rappresentati da gruppi organizzati e vestiti secondo la tradizione dell’epoca gareggiano come se si trattasse d’un palio!

Il corteo della Radeca naturalmente inizia a sfilare dalla Chiesa di Santa Elisabetta dove c’è la casa di Carnevale, con uomini abbigliati in stile settecentesco a rappresentare i personaggi storici del periodo in cui la città di Frosinone era occupata dalle truppe francesi e i “radecari” al cui centro vi sarà l’immancabile “pantanaro” con la sua “cima de broccole” che brandendo festanti la classica “radeca”foglia di agave, simbolo della festa saranno accompagnati da bande musicali, gruppi folkloristici, alcuni pittoreschi carretti addobbati carichi di botti di vino tassativamente rosso e gli immancabili dolciumi tipici della Ciociaria.

A chiudere il lungo serpentone sbraitante e festante, ci sarà il carrettino, sul quale spicca il fantoccio del generale Jean Antoine Etiennè Championnet, protagonista del nostro Carnevale.

Il comitato organizzatore del quartiere Giardino nel guidare la manifestazione dall’origine curando ogni dettaglio, si occupa dei festeggiamenti fino a tarda sera, riscuotendo ogni anno grande consenso popolare, dai costumi splendidi dei gendarmi francesi e dei nobili dell’epoca, al carro del Generale, ai cori, ai canti, sino ad arrivare al  rogo del fantoccio che in fine arderà tra le fiamme come catarsi, purificazione,  liberazione e per esorcizzare infine paure e tristezza e soprattutto la miseria!

Vino a fiumi, radiche sollevate al cielo aritmicamente nella danza degli uomini, come buon auspicio e cantine piene di avventori che bevono e si divertono al ritmo del “Salterello”.

Dunque Il tradizionale fantoccio del generale Championnet verrà messo al rogo dopo la lettura del testamento e l’intervento del “notaro” che in punta di satira sbeffeggia i potenti come accadeva nel 700’!

La festa continua fino a tardi con la distribuzione di vino, e maccheroni fini fini.

Euiua Carnuale, Euiua la Radeca !!!”.

 

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19
Feb
12

Simona Aiuti I° premio “Si fa presto a dire sport”

Simona Aiuti, prima classificata nel concorso letterario “Si fa presto a dire sport”

18
Feb
12

Gustavo Rol di Simona Aiuti

Chi era davvero Gustavo Rol? Un sensitivo capace d’imprese sbalorditive, di fare viaggi nel tempo, di parlare con entità che appartengono ad un’altra dimensione. Molti lo testimoniano senza ombra di dubbio.

Rol poteva far materializzare un busto di marmo, uomo religiosissimo, introverso, amico di Federico Fellini, Gabriele D’Annunzio, fu vicino al Vaticano, in udienza da Papa Paolo VI, in cui ha suscitato ammirazione e rispetto, in particolare per la sua autenticità, ma sopratutto  per l’onestà intellettuale, e la profondissima fede.

Rol aveva misteriose eppur palesi facoltà medianiche, poteva prevedere il futuro in modo dettagliato, sapeva leggere nei libri chiusi, scrivere e dipingere a distanza, addirittura disintegrare oggetti con lo sguardo o muoverli senza toccarli.

Egli è stato uno dei fenomeni paranormali più straordinari di tutti i tempi. Definirlo è stato sempre difficilissimo, poiché non era un sensitivo qualunque ma un profondo filosofo, e i prodigi che riusciva a compiere hanno sempre affascinato ed entusiasmato.

Per oltre 60 anni ha dimostrato i suoi poteri agli ospiti, pochi intimi che si riunivano nel suo salotto. Politici, industriali, artisti, scrittori di fama mondiale facevano la fila per poter assistere a quelle riunioni. Le serate nei suoi salotti erano viaggi nell’incredibile, c’erano uomini come Pablo Picasso, Enrico Fermi, Albert Einstain, Jean Cocteau, Alberto Bevilacqua,Vittorio De Sica e Alberto Sordi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale sembra che lo stesso Hitler tentò più volte di farlo rapire, per sfruttare quei poteri così grandi, ma non ci riuscì. Nel 1942 anche il Duce volle conoscerlo e lo convocò a Palazzo Venezia e in quell’occasione pare che il sensitivo abbia predetto anno, mese, giorno, ora e luogo della sua fucilazione.

Rol diceva di mettersi in contatto con uno “spirito intelligente” dei defunti, con l’energia che quelle persone avevano lasciato sulla terra, e che poteva essere captata. La comunicazione con queste anime avveniva anche tramite la scrittura, oppure le entità facevano dei regali, degli oggetti che si materializzavano sul tavolo.

Una sera lo spirito di Mozart regalò ad un professore universitario uno spartito di una sinfonia. In un’altra occasione lo spirito di Eleonora Duse lasciò una lettera di D’Annunzio. Napoleone invece regalava dei dettagliati scritti con consigli e previsioni, che poi venivano esaminati da periti grafici che, sbalorditi, dichiaravano che si trattava proprio della grafia dell’imperatore francese.

Una cosa che sconvolgeva, erano i suoi quadri che “si dipingevano da soli”, senza che Rol toccasse i pennelli. E tutto ciò accadeva in presenza di testimoni che potevano controllare la tela. Il sensitivo diceva che i quadri erano di Auguste Ravier, e quando le tele venivano analizzate da critici ed esperti, tutti erano concordi nell’affermare che si trattava proprio dello stile inconfondibile di Ravier.

In tempo di guerra, Rol sfollato in provincia, si servì delle proprie straordinarie facoltà intrattenendo gli ufficiali nazisti in cambio della libertà di molti partigiani e civili condannati alla fucilazione, sfidò un ufficiale tedesco riuscendo ad indovinare, o forse per meglio dire a vedere tutto il contenuto del cassetto della scrivania di costui ad Amburgo, fecendolo restare di sasso. Per queste attività nel 1945 il CNL gli conferì un attestato di riconoscenza che lui conservò tra le cose più care per tutta la vita.

Il generale De Gaulle volle incontrarlo e poi sconvolto dalle facoltà di Rol, in seguito proibì ad un suo ministro di continuare a frequentare il sensitivo in quanto “quest’uomo legge il pensiero e non possiamo rischiare che i segreti dello Stato francese vengano a conoscenza di estranei.”

Rol era un mistero, un enigma, forse in parte anche per se stesso e si racconta di lui:

 

“Dopo aver conversato un po’ Rol mi chiese se volevo un cioccolatino, risposi di no, allora mi disse “Gradiresti due ciliege?”. Mi misi a ridere, non era la stagione. Rimasi però senza parole: dopo che Rol si era concentrato per un attimo solo, sul tavolino erano apparse due ciliege freschissime, anche buone. Nello stesso momento davanti a sua sorella Maria erano comparse noci e nocciole. Fu poi chiamato al telefono da amici che erano in Costarica e che volevano fargli gli auguri, quando lo sentii dire “Mandatemi delle banane”. All’improvviso sul tavolino davanti a mia madre comparvero due banane. Quando Rol terminò la telefonata e ritornò in salotto rimase stupito quanto noi, aveva un’espressione divertita”.

E ancora

“Era luglio, faceva molto caldo. Ci trovavamo all’ospedalino Koelliker da un paziente: i medici curanti diedero a Rol una ricetta da leggere. Purtroppo Gustavo aveva dimenticato a casa gli occhiali: “Li vedo – disse – li vedo, sono sul mio comò ‘retour d’Egypte’, nel mio studio”. La finestra della camera era aperta e all’improvviso non solo io ma tutti gli altri medici vedemmo arrivare i suoi occhiali che, vibrandosi nell’aria, si deposero sulle sua ginocchia. Senza dar peso alla cosa, con molta disinvoltura li prese e si mise a leggere la ricetta e noi stavamo tutti a guardarlo attoniti”.

Simona Aiuti

11
Feb
12

Incredibili Motivazioni Sentenza Calciopoli!!


La Juventus, per quanto sia sempre stata amatissima dai tifosi, sappiamo quanto sia stata detestata dagli altri e forse lo è stata di più nella veste della “triade” ovvero in un momento in cui vinceva tantissimo.

Tuttavia come si può restare indifferenti davanti alle sbalorditive e incredibili motivazioni della sentenza di Calciopoli? E’ sconcertante leggere che “il dibattimento non ha dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente”. Quindi ci danno ragione, ci condannano e dovremmo tacere? Il campionato preso in esame dall’inchiesta non è stato alterato, non ci sono prove e lo scudetto N°28 era regolarissimo, poi si sfila alla Juventus il 29° senza motivo e tutto ciò deve bastare? Tutto questo basta invece a far continuare il “popolo juventino” con a capo Andrea Agnelli ad andare fino in fondo a questa storia ad ogni costo.

Secondo le fruscianti carte, la Juventus non deve pagare i danni, perché Moggi avrebbe agito di sua iniziativa, attraverso la GEA, che però a Roma è stata assolta e se è stata assolta, è lecito chiedersi, per cosa Moggi è stato condannato. A quanto pare per ciò che avrebbe pensato o tentato di fare, quindi non si tratta di frode e non si è concretizzato un fatto, ma solo l’ipotetica intenzione.

Da anni noi ripetiamo che non c’è niente di concreto nei confronti della dirigenza Juve e le motivazioni lo attestano, invece abbiamo i file e le intercettazioni nei confronti della dirigenza interista, quindi non si dovrebbe riprendere il discorso in tutt’altra maniera?

A pagina 90 si dice “Che il sorteggio non sia stato truccato, così come hanno sostenuto le difese” e francamente non ne possiamo più di quelle maledette palline scrostate e colorite, al punto che la Juventus avrebbe fatto meglio a donare senza nulla a pretendere un set nuovo di palle, piuttosto che finire nei guai senza aver frodato chicchessia.

Piuttosto che motivazioni per una condanna, le cinquecento pagine sembrano una sentenza d’assoluzione, e in ogni caso tutto questo si presta a essere facilmente smontato in appello, poiché ogni singola riga sembra sbeffeggiarci, ed è veramente troppo.

Ma, poiché al peggio non c’è mai fine, si riconosce perfino che le indagini sono sempre state a senso unico, cercare di colpire Big Luciano, che i carabinieri, nelle loro deposizioni, hanno mancato di genuinità e si sono mostrati a più riprese “maliziosi” e qui il riferimento al Colonnello Auricchio è puramente casuale!

Nel faldone, si evidenzia un uso eccessivo delle intercettazioni ed è riconosciuta l’estrema difficoltà incontrata dalle difese nel gestire un materiale caotico che si sorbisce ancora Nicola Penta, perito di grandissima professionalità e maestria, senza il quale non avremmo saputo tantissime cose, rimaste misteriosamente occulte per tanto tempo.

Ciliegina sulla torta, Nucini e Martino, secondo la Procura di Napoli come testimoni hanno prodotto un contributo “inconsistente” e sulla vicenda Telecom Inter, si definiscono esplicazioni di “forme molto odiose di spionaggio” e questo credo farà gola agli avvocati di Bobo Vieri.

Le famigerate sim svizzere per la Procura non valgono sempre, ma solo in determinati casi e per taluni capi d’imputazione e in modo grottesco e rocambolesco, in una vicenda che sembra non avere più nulla di logico, ma tutto di Kafkiano, e c’entra l’ottuagenario Aldo Biscardi. Dunque sempre secondo le motivazioni, se dopo aver contattato gli arbitri o i designatori su linee riservate Moggi chiamava Biscardi o Baldas, per l’idiozia della “Patente a punti degli Arbitri”, allora il tentativo, o meglio il pensiero di reato, che ricorda il “desiderare la roba d’altri o la donna d’altri”, di frode sportiva si può considerare accertato!

Infine la Juventus esce dalla vicenda intonsa, immacolata, vincitrice del campionato preso in esame che non è stato truccato, vincitrice del successivo, vincitrice morale del mondiale 06’ poiché aveva una valanga di campioni presenti, e allora perché è andata in B? La società bianconera è riconosciuta del tutto estranea ai fatti, com’è espressamente riconosciuto, e allora in ultima analisi ci chiediamo se non sia il caso di mettere la parola fine a questa vicenda ridicola e costosa vicenda, restituendo alla Juventus il mal tolto e magari prendendo finalmente dei provvedimenti verso tutti quelli che le regole le hanno violate davvero!

Simona Aiuti

09
Feb
12

il dramma di Soter Mulè, e la passione per il bondage.

A volte sembra che il destino sia in agguato, terribile e inarrestabile, e forse non sarà del tutto possibile capire cosa è davvero accaduto, e quali sentimenti hanno mosso le tre personalità che quell’undici settembre si accinsero a praticare del bondage in un garage della periferia romana. Quella notte una giovane è morta, andando incontro ahimè al suo destino, decidendo di compiere quelle pratiche assieme ad altri due attori, ed è palese che della propria vita poteva fare ciò che voleva. Nessuno ha il diritto di giudicare giovani e libere ragazze che hanno in borsa sex toys, e altre cose atte a procurare e procurarsi piacere e nessuno sa quale evento tragico possa nascondersi dietro l’angolo. Qualcuno ha alzato il sopracciglio davanti a pratiche di sesso estremo, tuttavia nella sessualità la libertà deve essere assoluta, e poi chi mette al corrente amici intimi e parenti dei propri istinti sensuali e delle proprie nascoste fantasie erotiche?

Soter Mulè, usando la tecnica dello shibari ha intrapreso la via di giochi erotici legati all’estetica, un’antica forma artistica di legatura giapponese divenuta col tempo una pratica sessuale estrema, che consiste nel legare più parti del corpo fino al collo, che comunque per sicurezza dovrebbe restare sempre libero.

Mulé non è un mostro, non lo si può definire tale, anzi è del tutto simile alla maggior parte degli uomini italiani, dopo tutto quella notte le ragazze hanno scelto di essere legate, e Soter è stato complice con esse di una gravissima imprudenza, quella di non avere a portata di mano una lama per tagliare le corde, anche se egli credeva il contrario, pensava d’averla nella borsa della ragazza che in pochi minuti se ne è andata per sempre, come se per un maledetto appuntamento con il fato, fosse scivolata via dal suo stesso corpo, addormentandosi e volando via.

Quella notte, la vittima era stata bloccata in posizione eretta, con piedi a terra, ma subito dopo essere stata legata, accusa un malore, perde i sensi, si accascia al suolo, e il peso del suo corpo mette in tensione le corde, comprese quelle intorno al collo dell’altra ragazza che rischia a sua volta di morire.

In pochi attimi si consuma la tragedia e l’ingegnere corre, cerca una lama, invoca aiuto, chiama i carabinieri, arriva l’ambulanza, ma è troppo tardi e l’angoscia e il senso di colpa lo avviluppano come in un bozzolo avvelenato, per qualcosa che mai al mondo avrebbe voluto fare.

Mulè è noto come una persona raffinata, colta, non certo un esaltato. Forse ossessionato dall’estetica, amante della fotografia, e sulla cui vita non c’è nulla che riconduca alla violenza, al sangue o al voler nuocere, specie a chi era legato da sincera amicizia. Soter, ragazzo perbene diplomato nell’istituto delle Religiose dell’Assunzione e poi laureato a Tor Vergata, collaborava con la Ceo & Founder, e quel lavoro l’ha perduto, come la serenità, così come per sempre l’hanno perduta i genitori della ragazza scomparsa e la rabbia di non capire perché.

Soter Mulè, un quarantenne come tanti, a cui il bondage e lo shibari dovevano aver agitato sentimenti e passioni, per gioco e per voglia d’esplorare. Lui che come nickname aveva scelto Kinbaku, che è l’altro modo di definire la tecnica giapponese di trarre orgasmi dalla legatura del corpo, del bondage, lui che ama i videogiochi e il Kung Fu, ora ha un’ombra sull’anima troppo grande.

Mulè non è un mostro, ma un uomo, e ha deciso di scrivere una lettera ai genitori della ragazza scomparsa che era sua cara amica, perché si sente responsabile, perché l’angoscia è schiacciante, per chiedere perdono e per mille altri motivi che solo chi è coinvolto in una disgrazia così grande può capire, anzi sentire, come un dolore sordo e persistente e pulsante, perché quella notte erano in tre, e intendevano solo giocare, sperimentare, forse fare del sesso, niente di più.

Nel web si è scatenato il becero massacro su chi non è morto, ma che essendo qui con tutto il peso del rimorso deve parare i colpi.

Il bondage è lontano dal comune vivere e sentire, pur essendo diffusissimo tra noi, tuttavia è auspicabile che verso Mulè si apra lo spiraglio della speranza.

L’ingegnere sta pagando, pagherà ancora una colpa che non sa spiegare. Egli con altre due donne quella notte andò incontro al destino, un destino beffardo e crudele, terribile, di non ritorno, non si possono cambiare le cose, ma solo affrontare il domani con coraggio e sperando nella clemenza degli “Dei” ispiratori di pace.

Simona Aiuti

02
Feb
12

Torino, esoterismo, magia e mistero….

Torino magica e misteriosa!

 Da sempre si parla di Torino come di una città magica, costruita nella confluenza di due fiumi, dove energie diverse confluiscono. Anticamente una città nasceva sempre in luoghi studiati da maghi, aruspici e sacerdoti, e una volta scelto il posto, un sacrificio sigillava col patto del fuoco e del sangue l’accordo con le divinità tutelari dei luoghi.

L’energia scorre, talvolta affiorando sulla terra, e a volte tali forze s’incrociano con altre, formando nodi ben noti ai veggenti, chiamati “Punti di Potere”. Si tratta di un discorso esoterico che interessa Gerusalemme, Praga, Lione, Parigi, Londra, Atene, e Torino appunto, o ancora Assisi e Paestum in Italia, per la confluenza di due grandi fiumi oppure il possesso di importanti cimeli religiosi o magici.

Con Praga e Lione, Torino fa parte del triangolo mondiale della magia bianca. Ma allo stesso tempo, con Londra e San Francisco è anche uno dei vertici della magia nera e del satanismo. Nel sottosuolo di Torino esistono le tre Grotte Alchemiche, luoghi di potere in cui è possibile intervenire sulla materia, sul tempo e sulle coincidenze. Secondo la Tradizione Occulta, si tratterebbe di un punto di contatto tra la dimensione corporea conosciuta e quella dello Spirito, dove l’esistenza scorre su piani diversi ma contemporanei ai nostri, in cui è possibile compiere la trasmutazione della materia e della propria anima.

Dove siano esattamente le Grotte rimane un segreto, ma i dintorni di Piazza Castello, della Piazzetta e dei Giardini Reali, sono beneficiati dalle potenti emanazioni di questi luoghi. In questa zona la cupola del Guarini racchiude la Sindone, il talismano più potente della magia Bianca, la reliquia più preziosa della Cristianità. Questa chiesa cela la leggenda secondo cui sarebbe stata costruita sui resti di un antico tempio egizio dedicato al culto di Iside e del dio Toro Api.

Nelle acque del Po prospicienti al tempio, secondo la leggenda precipitò Fetonte alla guida del cocchio infuocato del Dio Sole. Giove tramutò in pioppi le Elidi, le sorelle piangenti dell’auriga, e in cigno il suo devoto amico Cicno.

In qualche modo si fronteggiano ogni giorno forze contrastanti in una lotta fra il Bene e il Male. Fra il Piccolo Sole della Sindone e la Torre della Tenebra, dove officiava un tempo il Vescovo Nero della Chiesa Satanica.

L’itinerario magico passa anche per il piazzale di monte Cappuccini, dove avvenne il più terrificante caso di possessione diabolica dell’ultimo millennio: un’intera legione di demoni entrò nel corpo di un malcapitato, ma in contrapposizione, poiché a Torino tutto e chiaroscuro, luce e ombra, e sul medesimo piazzale avvenne un grande miracolo che mise in fuga ladri sacrileghi.

Anche al Museo Egizio, dove il Bene e il Male si accentrano, i maghetti neri vengono a cercar di tradurre le formule davanti ai reperti del malvagio Seth (l’equivalente del nostro Lucifero).

Sempre qui i maghi bianchi attingono energie dinanzi ai reperti di Iside e Horus.A Torino il satanismo imperversa, e il Comune è stato costretto a ripristinare con cancellate, il vecchio cimitero sconsacrato di San Pietro in Vincoli e poi a ripristinare con sorveglianza il Pantheon della “Bella Rosin” perché gli altari di entrambi i luoghi erano mete predilette per le Messe Nere. In quelle notti designate, gli adepti della Loggia Bianca si riuniscono in meditazione per contrastare le forze del Male. Da qui, da Torino, le nuove correnti New Age, che hanno rilanciato l’era degli angeli.

Nel corso dei secoli la città ebbe inevitabilmente grandissime trasformazioni, ma la sua caratteristica magica è rimasta. Nelle Torri Palatine di Torino avrebbero soggiornato sulla strada dell’esilio Ovidio e Ponzio Pilato, poi sempre a Torino soggiornarono uomini come Paracelso, Cagliostro, Casanova, e molti altri in cerca di quel mistero. Anche Nostradamus, medico e astrologo francese vi soggiornò e nelle sue profezie predisse proprio il trasferimento della Sindone a Torino.

Inoltre secondo Carlo Promis che fu architetto, archeologo e docente alla scuola di ingegneria di Torino, anticamente vi furono nella città templi ed edicole sacre e statue dedicate alle divinità di Giove, Pallade, Apollo, Diana, Mercurio, Iside ed Ercole, e resti sotto le fondamenta di alcune chiese.

La Piazza Statuto con al centro il monumento ai caduti per il traforo del Frejus e un piccolo obelisco, e sarebbe punto di massima negatività dovuto anche al fatto che qui c’era la Val Occisorum, cioè il luogo delle esecuzioni capitali, e infatti, durante lo scavo per la costruzione della ferrovia fu ritrovata un’antica necropoli.

Dunque Torino oltre che prima capitale d’Italia è sempre stata una fucina di idee per l’anticipazione del futuro e questa energia non può essere casuale. La prima automobile in assoluto fu la trasformazione di una carrozza di corte effettuata dal Capitano Bordino che fece il giro di prova in Piazza Castello il 7 maggio 1854 con una caldaia a carbone; l’industria dolciaria ha qui radici antichissime, raccontate addirittura da Plinio (primo sec. d. C.). La prima linea aerea italiana con l’idrovolante fu la Torino, così come la Rai tv, l’industria cinematografica, quella telefonica, la moda e tante altre attività nate e sviluppate a Torino, ma Torino è anche famosa per i suoi martiri e i grandi Santi Sociali, per il miracolo dell’Ostia del Corpus Domini. Il Papa Giovanni Paolo II durante una sua visita ebbe a dire: “Torino è una città di Santi e di Luce, quindi dove c’è la luce occhieggia anche il demonio”.

Simona Aiuti




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