Archivio per dicembre 2010

29
Dic
10

Calcipoli, l’Inter e la bomba che esplode!!

La verità è un’altra, è diversa da quella che tanti giornalisti riferiscono, quando non la occultano non parlandone. Visto che al grande e numeroso pubblico dei grandi media viene data un’informazione parziale, chiediamo ad ogni nostro lettore di diffondere questo articolo che fa luce su una verità nascosta. Siamo costretti a ricorrere al “passa parola” da un giornalismo che, nel video allegato, Piero Ostellino fotografa alla perfezione. Parliamo di fatti e mostriamo le prove, da quattro anni sotto gli occhi di chiunque voglia vedere e sapere.
Buccheri su La Stampa, dopo la deposizione di Bergamo resa a Palazzi, scrive che “Bergamo, oggi, dice di provare «profonda tristezza»”, noi invece proviamo una profonda rabbia.
I media possono anche tacere e non ergersi ad “orientatori” del sentimento popolare e dichiararsene i portavoce, possono anche non fare i titoli a tutta pagina e relegare la notizia dell’interrogatorio di Bergamo in spazi dimensione francobollo su pagine “molto interne”, come ha fatto la Gazzetta, ma un sentimento popolare c’è, ed è forte, in tutte le tifoserie delle squadre punite nel 2006, mentre gli sleali “furbetti del palloncino” tacevano i loro contatti e stavano zitti zitti in coperta a contare il ricavato dalle punizioni altrui. Siamo incazzati neri e non siamo disponibili a sopportare i tentativi di giustificare le mancanze della giustizia sportiva della FIGC nelle indagini. Non ci sono giustificazioni per Borrelli, per D’Andrea, per gli 007 del 2006, non ce ne sono per Palazzi. Non ce ne sono non perché siamo offuscati dalla rabbia, anzi, dal 2006 siamo più lucidi e svegli di investigatori iperlodati dalla stampa, colpevole a sua volta, come dimostreremo. Non ci sono scuse credibili perché lo dicono le carte che la FIGC ha avuto in mano nel 2006, che noi abbiamo letto attentamente mentre gli 007 federali sembra non l’abbiano fatto: perché se lo avessero fatto avrebbero dovuto dar credito alle parole di Paolo Bergamo.

Lo scorso aprile, grazie al lavoro di Alvaro Moretti di Tuttosport, veniamo a conoscenza del contenuto del verbale di Paolo Bergamo, interrogato l’8 giugno 2006 dai vice capo D’Andrea e De Feo, unitamente ai collaboratori Quartarone e Ricciardi.
Paolo Bergamo viene interrogato per 9 ore e fa mettere a verbale che “Non ho mai negato di parlare della probabile formazione della griglia, che comunque dovevo confrontare con Pairetto, anche con tutti gli altri dirigenti di società che me ne avessero fatto richiesta. Questa consuetudine di parlare della griglia o di quegli arbitri che potevano andare nella griglia, ribadisco, ce l’avevo anche con altri dirigenti (tra gli altri Facchetti, Meani, Capello, Sacchi). Non so dire se Pairetto si confrontava con altri su questi temi. E preciso che la conoscenza della griglia era il ‘segreto di Pulcinella’ in quanto gli arbitri erano certamente individuabili per gli addetti ai lavori”, come potete vedere nella foto di un parziale del verbale.

Verbale dell'interrogatorio di Bergamo
Buccheri scrive che “allora, il teste non era attendibile perché quando raccontò che parlava con tutti, Inter compresa, le sue parole non potevano trovare riscontro nelle intercettazioni”, ed aggiunge che “gli investigatori federali hanno più volte voluto sottolineare all’ex designatore e al suo avvocato Silvia Morescanti come non fossero stati loro a condurre materialmente le indagini nel 2006”.
Secondo Tuttosport Bergamo avrebbe detto a Palazzi: “Io queste cose già le avevo dette nel 2006”, ed avrebbe ricevuto in risposta: “Non avevamo le telefonate”.
Non attacca, non ci sono scusanti! Non si vive di sole intercettazioni quando si indaga, balle spaziali che non c’era riscontro alle dichiarazioni di Bergamo, perché Borrelli ed i suoi collaboratori avevano le informative che l’ex magistrato era andato a ritirare nella sua “gita a Napoli”, dove gli furono date su CD senza che ne avesse fatto regolare richiesta scritta e senza che avesse ancora firmato nulla, come ammetterà il 14 settembre 2006 davanti alla Commissione Giustizia del Senato.
Noi abbiamo potuto verificare solo lo scorso aprile cosa aveva dichiarato Paolo Bergamo, ma quando dichiarò le stesse cose, sempre l’8 giugno 2006, a ‘Matrix’ ed in un’intervista concessa a Repubblica, gli abbiamo creduto, e non perché ci stesse simpatico o ci facesse comodo, gli abbiamo creduto perché avevamo letto quelle informative fatte fuggire verso le redazioni dei media.
E cosa c’era scritto nelle informative firmate Auricchio, architrave del processo sportivo e delle condanne? Questo c’era scritto:

Pagine delle informative
Lo aveva scritto Auricchio, non ju29ro. Il colonnello della Guardia di Finanza Maurizio D’Andrea non aveva letto quelle due pagine delle informative?
Non le avevano lette neppure De Feo, Quartarone e Ricciardi?
Non le aveva lette neppure la superpoliziotta Maria José Falcicchia, vice questore aggiunto della Polizia di Stato, nominata vice di Borrelli, insieme a D’Andrea, dal commissario Guido Rossi?
Non le aveva lette nessuno degli 007 federali che indagavano ed interrogavano in quei giorni? Nessuno aveva notato e fatto notare cosa c’era scritto in quelle due pagine?
Non le aveva lette neppure Borrelli?

Bastava chiedere alla Procura di Napoli, che si era rivelata tanto disponibile, i files audio delle telefonate dell’Inter la cui esistenza emergeva da quelle informative.
Si potevano e dovevano interrogare i dirigenti interisti e quanti Bergamo aveva indicato nel suo interrogatorio.
E badate bene, l’Ufficio Indagini aveva le carte inviate dalla Procura di Torino, dove erano riportate due telefonate Facchetti-Pairetto che dimostravano come anche l’Inter telefonasse ai designatori. Due telefonate riportate a maggio 2006 da La Stampa, Corriere della Sera e Gazzetta!
Maurizio D’Andrea e la Falcicchia (articolo di Repubblica) sono in gamba e furono scelti da Borrelli come vice. Federico Maurizio D’Andrea a febbraio 2007 ottiene una carica importantissima in Telecom, dove Guido Rossi era tornato dal settembre 2006. Come hanno fatto a non vedere quelle tracce?

Borrelli chiude la sua relazione a Palazzi scrivendo che “i plurimi filoni investigativi che sin da ora emergono e che vieppiù emergeranno nel prosieguo non permettono di ritenere conclusa l’opera di individuazione delle responsabilità eventualmente attribuibili ad altre società e ad altre persone fisiche”, però non continua ad indagare, passa ad occuparsi dei diritti tv.

E Palazzi? Neppure lui ha letto quelle due pagine? E quando diventa Superprocuratore, e responsabile anche della fase investigativa, perché non sente il dovere di seguire il consiglio di Borrelli e non indaga su quanto emergeva in quelle due pagine?
Perché, se avesse letto quelle due pagine, non sente il dovere di chiedere tutte le telefonate quando la FIGC si costituisce parte civile a dicembre 2007?
In molti in FIGC avrebbero dovuto sentire il dovere di rassegnare le dimissioni, come abbiamo scritto da tempo.

Buccheri termina il suo articolo scrivendo “La prima audizione del secondo filone è durata ben cinque ore fra gli imbarazzi di chi ha voluto sottolineare che nel 2006 gli strumenti a disposizione erano diversi”.
Non hanno scusanti, e non ci stiamo ad essere presi in giro!

Ed i giornalisti che da quattro anni sentiamo parlare di Calciopoli sui giornali ed in tv, neppure loro hanno letto quelle informative?
Escludendo la malafede, allora dobbiamo pensare che non abbiano letto quelle informative e informino senza prima informarsi. Tanti di loro hanno messo la mano sul fuoco sicuri che “l’Inter non telefonava”.
Di quelle due pagine, delle tracce che anche l’Inter andava a cena da Bergamo (incontri in luoghi non pubblici, nella sentenza) e che parlava con i designatori, parlarono da subito gli utenti del forum J1897.com, con una discussione rimasta in prima pagina per mesi. Molti giornalisti leggevano quel forum, ma hanno fatto finta di non vedere. La prova che consultavano quel forum la avemmo quando riportarono il topic, aperto dall’utente “Brindellonemai“, che diffondeva il ricorso di Zaccone. Ma i giornalisti applicarono gli stessi criteri di selezione di Auricchio: “L’Inter non interessa”.
Un solo giornalista ne parlò, seppure solo il 4 ottobre 2006, Corrado Zunino su Repubblica: Quella cena con Bergamo e la telefonata col patron. Sì, con i designatori dell’ancien régime è andata a cena anche l’Inter. […] Lo rivela l’ascolto attento dell’intercettazione numero 15.237 realizzata dai carabinieri del nucleo operativo di Roma, la famosa inchiesta Off-Side. […] C’è anche una chiamata che riguarda Massimo Moratti. Una, e non è diretta. Paolo Bergamo racconta, sempre alla Fazi, del colloquio avuto con il patron dell’Inter. E’ la sera del 29 marzo 2005″.
Solo Zunino, e quattro mesi dopo, ha letto quelle informative?
Ponete questa domanda, in futuro, a qualsiasi giornalista dovesse continuare a sparare “balle spaziali” su Calciopoli.

La giustizia sportiva ha un solo modo per scusarsi: fare giustizia totale e non parziale come avvenuto nel 2006. Giustizia non vuol dire che erano “Tutti colpevoli, qualcuno ci è sfuggito ed ora il caso è prescritto”, come sembra essere l’orientamento.
Giustizia vera sarebbe rivedere quel processo alla luce di tutto quello che è emerso. Sarebbe un atto di dignità se lo proponesse proprio la Procura Federale.

I giornalisti dovrebbero scusarsi delle tante distrazioni del 2006, ma non ammetteranno i loro errori. Un consiglio a chi temerariamente continua a seminare inesattezze, e si espone a brutte figure, lo vogliamo dare: studiare le informative e gli atti del processo di Napoli e parlare solo dopo averlo fatto. Tacere è meglio che informare male i propri lettori e telespettatori.

Video: L’avvocato D’Onofrio (video dal minuto 4:25) spiega a chi “o è incompetente o è in malafede”, e chiede “Ma qualcuno le ha lette le sentenze sportive? Sapete perché si arriva a quel sistema sanzionatorio?”. Sembra che le abbiano lette davvero in pochi.

Sulla situazione del giornalismo italiano e su quanto avvenuto con Calciopoli è da ascoltare con attenzione l’autorevole parere di Piero Ostellino: clicca per vedere il video.

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27
Dic
10

Cosa rischia davvero l’Inter!

Tra pochi giorni sapremo come le persone informate dei fatti, e che per più di quattro anni hanno taciuto, sfileranno per Calciopoli 2 e avremo le idee chiare sulla linea che intende seguire il procuratore Palazzi, che sicuramente punterà l’obiettivo sull’Inter.

Le cinque ore di interrogatorio di Bergamo, il più cercato telefonicamente dai dirigenti di serie A e B, hanno lasciato capire che ci sarà una bella sfilata di personalità.

Dunque l’esposto della Juventus dello scorso maggio, ovvero revocare lo scudetto del 2006 impropriamente assegnato all’Inter che parlava prima e taceva poi sulle medesime telefonate ai designatori e arbitri ha dato un seguito anche se con grande ritardo.

E ora l’Inter sentendo il cerchio stringersi, sta invocando la parola prescrizione degli eventuali reati sportivi commessi perché altra via per loro non c’è.

Parlare di prescrizione, ai fini di quello che ha chiesto Abete ad aprile a Palazzi, serve a poco, infatti, lo scudetto venne assegnato ai nerazzurri dal commissario federale ed ex consigliere nerazzurro Guido Rossi rifacendosi non alla sentenza di luglio 2006, ma al considerare erroneamente “intonsi” i dirigenti interisti.

E’ giusto salvaguardare la memoria di Facchetti, che tutti dobbiamo rispettare, ma le azioni, le telefonate, i rapporti intrattenuti vanno presi in esame e vanno tratte le somme.

Il problema è un altro, allora: cosa è prescritto di quello che è già emerso e di quanto emergerà ancora nelle prossime settimane dalle audizioni di Pairetto, Moratti, De Santis, Mazzini e degli altri dirigen­ti telefonanti? Gli eventuali sospetti d’illecito per chi sapeva, o chi chiedeva sono prescritti forse, ma sarà un concetto accettato dai tifosi che si sentono presi per il naso? Prescritte forse anche tutte le violazioni dell’articolo 1 perpetrate nei giorni delle intercettazioni. Non è prescritto, però, il silenzio omertoso di chi innocente non sarebbe stato affatto nel 2006, e che magari oggi chiede addirittura risarcimenti al processo di Napoli con una bella faccia di tolla!

L’Inter, allora, ma anche i tesserati ancora in attività come gli arbitri Rosetti, Copelli, Mitro, i dirigenti come Cellino e molti altri, tacendo dal 25 luglio 2006, data della sentenza della Corte federale, sono stati corretti e leali come prescrive il codice?

E perché ancora non si esprimono? Cosa temono?

Chi ha taciuto dal 2006 a oggi conoscendo le telefonate che vengono fuori quotidianamente s’è preso scudetti, premi, qualificazioni europee, sponsor, giocatori a buon mercato, avanzamenti di carriera e pioggia di milioni.

Tornando all’Inter: il club nerazzurro punterà forte sulla prescrizione dei reati, perché autoproclamare innocenti quelle chiamate agli atti ora sarebbe inutile. Chi è stato sanzionato nel 2006 batte cassa e non solo dal punto di vista economico.

Senza l’articolo 7 (ex 6) cioè senza l’illecito non si rischia quanto subito dalla Juve. Penalizzazioni, forti multe, sempre blande, visti di danni subiti sarà sempre pco per i tifosi.

Simona Aiuti

18
Dic
10

Calciopoli s’infiamma e l’Inter e il Milan tremano con le altre!

Non soltanto l’Inter. Ora che Stefano Palazzi ha deci­so di entrare nel vivo dell’inchiesta e far partire gli interrogatori delle persone i cui nomi sono emersi dal processo di Napoli, scoperti dalla difesa di Moggi che ha scanda­gliato le intercettazioni. Al­cuni appuntamenti sono già fissa­ti (la prossima settimana ascol­terà l’ex designatore Paolo Berga­mo e probabilmente anche il pre­sidente dell’Inter Massimo Mo­ratti), ma ci sono i dirigenti di al­tre tredici squadre che telefonavano. Dal Cagliari alla Ro­ma, dal Palermo al Livorno, dal Parma al Brescia e al Bologna, guarda caso le due società che si sono costituite parte civile a Napo­li e chiedono danni milionari alla Juventus. Varrà la pena per la procura federale sentire i volti nuovi di Calciopoli 2 per compren­dere come radicata e ampia era l’abitudine dei dirigenti dei club di chiamare arbitri e designatori, contatti persino incentivati dalla Federazione, come ha sostenuto in aula Massimo De Santis. Del re­sto, al di là del giudizio etico, da un punto di vista normativo il tut­to era lecito.

 S’incomincia con Moratti, che dovrà spiegare se era a conoscenza delle 41 conver­sazioni del recordman Giacinto Facchetti, allora presidente del-l­’Inter, e dovrà chiarire anche le sue con Bergamo, ma sarà inte­ressante anche sentire Massimo Cellino, presidente del Cagliari, che suggerisce allo stesso Berga­mo la griglia nella quale inserire il suo club, chiedendo la prima fa­scia al posto della Fiorentina, o quelle con Francesco Ghirelli, che gli anticipava arbitri e assistenti. Griglie anche al centro delle telefo­nate di Arrigo Sacchi, direttore tecnico del Parma, che non ha mai smentito le chiamate a Bergamo.

La difesa di Mog­gi ha portato alla luce anche i die­ci colloqui tra Nello Governato e Pierluigi Pairetto, anticipati da una telefonata del presidente del Brescia, Luigi Corioni, all’ex desi­gnatore nella quale accredita il di­rigente come collaboratore del club anche se non rientra nei qua­dri della società. Governato è l’uni­co, insieme con Facchetti, che chia­ma il designatore alle 9 del matti­no, poco prima del sorteggio. E ot­tiene che Brescia-Fiorentina, poi arbitrata da Pierluigi Collina, fi­nisca in prima fascia. E forse ci sa­rebbero anche altre telefonate, ma l’utenza di Pairetto, sotto intercet­tazione da novembre 2004 al mag­gio 2005, subisce un black out nel mese di gennaio: le chiamate sono state ascoltate, ma né registrate né blogliacciate dai carabinieri.

 C’è chi telefona prima e chi si lamenta dopo, come Luca Campedelli, presidente del Chievo, Gianbattista Pastorello, presidente del Verona, Sergio Cas­singena, numero uno del Vicenza, e il collega Aniello Aliberti, al ver­tice della Salernitana.

 – E se non si muo­vono i presidenti, tocca a dirigen­ti e allenatori. Luciano Spalletti, sulla panchina dell’Udinese, te­lefona a Bergamo prima della sfi­da contro la Sampdoria, viene a conoscenza dei nomi degli assi­stenti il giorno prima del sorteg­gio, e chiede al designatore se sia il caso di contattarli. Da sottoli­neare che le due squadre si gioca­no un posto in Champions, poi conquistato dai friulani. Anche Daniele Pradè, ds della Roma, non si tira indietro e parla con In­nocenzo Mazzini, vicepresidente federale, e Rino Foschi, ds del Pa­lermo, con entrambi i designatori. Per tutte queste telefonate, come sottolinea l’avvocato Maurilio Prioreschi, difensore di Moggi, non esiste prescrizione perché le persone avrebbero dovuto denun­ciare la violazione.

 E la lista si al­lunga con altri dirigenti sportivi ed ex arbitri. Il procuratore Palaz­zi dovrebbe infatti sentire anche Alberto Boschi, l’osservatore ar­bitrale che millanta telefonate poi trasformate in capi d’accusa con­tro la Juventus, il presidente del Coni Gianni Petrucci, Collina, Roberto Rosetti, Ghirelli, più vol­te chiamato in causa, e Franco Baldini, l’acerrimo nemico di Moggi.

17
Dic
10

E’ privato il futuro della cultura e dell’arte italiana!

E’ privato il futuro della cultura e dell’arte italiana!

 

La cultura italiana va in pezzi, e ciò che per ora resta ancora in piedi, o si sgretola lentamente o è puntellato dalla buona volontà di chi combatte battaglie epiche di donchisciottiana memoria.

Gli italiani leggono pochissimo, perché nessuno insegna loro l’amore per i viaggi della fantasia e della mente. I pittori vengono chiamati imbrattatele e i luoghi in cui hanno vissuto grandi personalità, spesso sono fatiscenti, e lasciati all’incuria e agli schiaffi del tempo.

Lo Stato italiano spende poco o nulla per l’arte e se c’è da tagliare, si taglia, senza pensare troppo alle gravi conseguenze che ciò comporta, come l’ingente danno economico visibile anche al più miope cittadino che si abbatte sulle tasche del paese, sulla nostra reputazione e sull’immagine che di noi si ha all’estero.

Le gloriose orchestre italiane chiudono per carenza di fondi e a parte la rocambolesca, ma riuscita carriera artistica di alcuni rari personaggi, come un Giovanni Allevi, un comune violinista non può certamente trasformare il suo strumento in uno Stradivari da metterlo all’asta per mangiare! Ed è agghiacciante pensare che all’estero le orchestre vengono curate in modo eccellente ed un orchestrale non deve conoscere la mortificazione che vive da noi.

Il melodramma italiano che ci ha resi celebri in tutto il mondo e che ancora oggi è adorato dagli U.S.A. all’Asia, nel nostro paese invece non vede un soldo dallo stato, nei musei le tele ammuffiscono negli scantinati perché non ci sono luoghi per esporle e così anche una grande quantità di reperti archeologici, che se va bene restano inscatolati e se va male, stanno abbandonati alla mercè di chi ogni tanto o se li sgraffigna, o li fa a pezzi e li vende al miglior offerente. Simili reati sono puniti in modo blando, mentre meriterebbero dure sanzioni penali, ma il Parlamento tace.

Non esiste in Italia “l’educazione civica” che porterebbe il cittadino a valorizzare, amare e proteggere ciò che ha di più caro, ovvero la propria memoria storica, ma nessuno insegna nelle scuole ai bambini, a rispettare e custodire la nostra storia, e così appena adolescenti, nella migliore delle ipotesi, ricoprono di graffiti i monumenti, e nella peggiore, si ubriacano e spaccano una fontana antica o le dita di una statua, come se si trattasse di un fantoccio.

Ogni tanto si registrano dei crolli di mura antiche, e il tutto sembra inesorabile, e così mentre all’estero l’arte è un faro per ogni Nazione, e la cultura è coltivata e promossa in tutte le forme, nel nostro paese oggi un artista viene trattato come un “povero matto”, però se per fortuna o talento diventa un Cattelan, un Morricone, uno Schifano o un Mauro Corona, di colpo tutti vogliono succhiare la sua linfa vitale, lo adulano e chi all’inizio non voleva investire un centesimo, di colpo è disposto a fare carte false o a copiare il frutto del lavoro di questi artisti per gloriarsene.

E’ fin troppo evidente che lo stato pur incamerando le tesse, non è in grado di sostenere, organizzare e proteggere la cultura italiana in tutte le sue forme, figuriamoci valorizzare arte e artisti italiani per promuoverli nel paese e nel mondo! Ragion per cui, è necessario seguire l’esempio d’altri paesi stranieri e affidare ai privati determinati settori, imparando dalle eccellenti esperienze estere; insomma cambiare sistema.

Basta pensare a Peggy Guggenheim e a ciò che nella Grande Mela significa l’omonimo museo che fu costruito per esporre le avanguardie artistiche che si andavano sempre più imponendo in quel periodo, sensibilità e voglia di fare che in Italia oggi non esiste.

Il Guggenheim è sempre all’avanguardia, è eccellente meta di milioni di visitatori ogni anno, mentre alcuni nostri musei, per mancanza assoluta di fondi e della benché minima organizzazione, mancano di tutto, combattono con l’umidità, con grandissime difficoltà organizzative, spesso chiudono e ciò è agghiacciante!

Come possiamo non vergognarci e non sentirci umiliati davanti ai milioni di turisti che ogni anno vengono, bontà loro nel nostro paese? Molti sono allibiti davanti alle sale chiuse. Come non sentirci in imbarazzo nel vedere chiese invase da balordi e immondizia oppure oltraggiate da atti di vandalismo?

Un’altra autentica perla d’esempio dell’organizzazione voluta dal privato, unito in qualche modo ad una realtà pubblica è in Francia, molto vicino a noi, ed è il centro Pompidou, voluto dall’omonimo presidente francese nel 69’. Secondo il pensiero di George Pompidou, l’ubicazione nel centro di Parigi di un nuovo tipo d’istituzione culturale, dedicato a tutte le forme di creazione contemporanea, era fondamentale, anche per contrastare la concorrenza del colosso americano. Il problema è che noi crediamo di non dover temere concorrenza, ma non è così.

In Italia, a parte la fondazione Agnelli e qualche iniziativa estemporanea, sta morendo anche il corso di laurea di Fisica che fu di Enrico Fermi, quindi anche la creatività scientifica è mortificata e deve navigare verso lidi stranieri. Molti parlano di fuga dei cervelli, ma forse dovremmo preoccuparci di scalzare l’insediamento ad interim dei cervelli amorfi e incapaci che amministrano la cosa pubblica, che evidentemente lo fanno malissimo.

Invece i privati a volte riescono meglio, come fu il caso del restauro della Cappella Sistina in Vaticano, e sembra che tra poco il Colosseo sarà completamente restaurato dalla famiglia Della Valle, titolare di un noto marchio di calzature con un investimento di venticinque milioni di euro.

Oggi lo stato dell’arte italiana è drammatico, ma l’eventuale intervento di fondazioni private o grandi sponsor, in grado di profondere ingenti capitali sarebbe fondamentale, soprattutto per l’organizzazione offerta, ed il ritorno economico e d’immagine che sarebbe nuova linfa per noi e per la nostra cultura.

Simona Aiuti

Scavi a cur del Dott. DARIO PIETRAFESA 

Nel parte pianeggiante del centro odierno di Fontanelle, a sud-ovest del colle, nei pressi del fiume Cosa sono stati riportati alla luce una serie di nuclei archeologici appartenenti ad un abitato antico. In particolare si documentano un gruppo di tombe, un insediamento produttivo e una struttura abitativa, databili nel complesso tra la fine dell’VIII ed il IV secolo a.C.

Le tombe  Dario Pietrafesa
Le tombe possono farsi risalire intorno alla metà del VII secolo a.C. Si tratta di due sepolture bisome e una monosoma, forse appartenenti ad un unico nucleo familiare. Il corredo è composto da scodelle, anforette, vasi miniaturistici monoansati in ceramica d’impasto, fibule di bronzo e fuseruole di impasto.

L’insediamento produttivo  Dario Pietrafesa
A sud delle tombe è stata individuata una zona produttiva, testimoniata da resti di tre fornaci con pareti concotte e riempimenti ricchi di carbone, argilla concotta e frammenti ceramici ipercotti e deformati. La maggior parte dei vasi rinvenuti è costituita da olle databili fra il VI e il V secolo a.C. Connesse alle fornaci sono venute in luce tracce di strutture lignee, forse relative alla copertura degli impianti di produzione.

La struttura abitativa  Dario Pietrafesa
Nel settore est si può ricostruire una grande struttura lignea rettangolare (m. 10-11×5), forse dotata di un portico o di un avancorpo, di una palizzata di recinzione e fossette interpretabili come pozzetti o alloggiamenti per dolii. I materiali raccolti, per lo più di uso domestico, come dolii, olle, scodelle, ciotole, tazze, fornelli, colini, rocchetti, fuseruole, pesi da telaio e numerose macine di pietra, documentano una frequentazione del sito tra il VI ed il V secolo a.C. I reperti più tardi sono costituiti da olle in impasto sabbioso e in Internal Slip Ware.

Al di sopra dello strato contenente questo materiale viene costruito un edificio di cui si conserva lo zoccolo in pietrame e i buchi di palo per l’alloggiamento dell’elevato ligneo. Il piano pavimentale era costituito da un battuto di ciottoli fluviali, e su di esso si conservavano ancora in situ i resti di due dolii di impasto rosso. I materiali rinvenuti indicano una frequentazione dell’edificio nell’ambito del IV secolo a.C. e un suo abbandono in corrispondenza della conquista romana di Frusino.

Simona Aiuti

17
Dic
10

E’ privato il futuro della cultura e dell’arte italiana!

E’ privato il futuro della cultura e dell’arte italiana!

 

La cultura italiana va in pezzi, e ciò che per ora resta ancora in piedi, o si sgretola lentamente o è puntellato dalla buona volontà di chi combatte battaglie epiche di donchisciottiana memoria.

Gli italiani leggono pochissimo, perché nessuno insegna loro l’amore per i viaggi della fantasia e della mente. I pittori vengono chiamati imbrattatele e i luoghi in cui hanno vissuto grandi personalità, spesso sono fatiscenti, e lasciati all’incuria e agli schiaffi del tempo.

Lo Stato italiano spende poco o nulla per l’arte e se c’è da tagliare, si taglia, senza pensare troppo alle gravi conseguenze che ciò comporta, come l’ingente danno economico visibile anche al più miope cittadino che si abbatte sulle tasche del paese, sulla nostra reputazione e sull’immagine che di noi si ha all’estero.

Le gloriose orchestre italiane chiudono per carenza di fondi e a parte la rocambolesca, ma riuscita carriera artistica di alcuni rari personaggi, come un Giovanni Allevi, un comune violinista non può certamente trasformare il suo strumento in uno Stradivari da metterlo all’asta per mangiare! Ed è agghiacciante pensare che all’estero le orchestre vengono curate in modo eccellente ed un orchestrale non deve conoscere la mortificazione che vive da noi.

Il melodramma italiano che ci ha resi celebri in tutto il mondo e che ancora oggi è adorato dagli U.S.A. all’Asia, nel nostro paese invece non vede un soldo dallo stato, nei musei le tele ammuffiscono negli scantinati perché non ci sono luoghi per esporle e così anche una grande quantità di reperti archeologici, che se va bene restano inscatolati e se va male, stanno abbandonati alla mercè di chi ogni tanto o se li sgraffigna, o li fa a pezzi e li vende al miglior offerente. Simili reati sono puniti in modo blando, mentre meriterebbero dure sanzioni penali, ma il Parlamento tace.

Non esiste in Italia “l’educazione civica” che porterebbe il cittadino a valorizzare, amare e proteggere ciò che ha di più caro, ovvero la propria memoria storica, ma nessuno insegna nelle scuole ai bambini, a rispettare e custodire la nostra storia, e così appena adolescenti, nella migliore delle ipotesi, ricoprono di graffiti i monumenti, e nella peggiore, si ubriacano e spaccano una fontana antica o le dita di una statua, come se si trattasse di un fantoccio.

Ogni tanto si registrano dei crolli di mura antiche, e il tutto sembra inesorabile, e così mentre all’estero l’arte è un faro per ogni Nazione, e la cultura è coltivata e promossa in tutte le forme, nel nostro paese oggi un artista viene trattato come un “povero matto”, però se per fortuna o talento diventa un Cattelan, un Morricone, uno Schifano o un Mauro Corona, di colpo tutti vogliono succhiare la sua linfa vitale, lo adulano e chi all’inizio non voleva investire un centesimo, di colpo è disposto a fare carte false o a copiare il frutto del lavoro di questi artisti per gloriarsene.

E’ fin troppo evidente che lo stato pur incamerando le tesse, non è in grado di sostenere, organizzare e proteggere la cultura italiana in tutte le sue forme, figuriamoci valorizzare arte e artisti italiani per promuoverli nel paese e nel mondo! Ragion per cui, è necessario seguire l’esempio d’altri paesi stranieri e affidare ai privati determinati settori, imparando dalle eccellenti esperienze estere; insomma cambiare sistema.

Basta pensare a Peggy Guggenheim e a ciò che nella Grande Mela significa l’omonimo museo che fu costruito per esporre le avanguardie artistiche che si andavano sempre più imponendo in quel periodo, sensibilità e voglia di fare che in Italia oggi non esiste.

Il Guggenheim è sempre all’avanguardia, è eccellente meta di milioni di visitatori ogni anno, mentre alcuni nostri musei, per mancanza assoluta di fondi e della benché minima organizzazione, mancano di tutto, combattono con l’umidità, con grandissime difficoltà organizzative, spesso chiudono e ciò è agghiacciante!

Come possiamo non vergognarci e non sentirci umiliati davanti ai milioni di turisti che ogni anno vengono, bontà loro nel nostro paese? Molti sono allibiti davanti alle sale chiuse. Come non sentirci in imbarazzo nel vedere chiese invase da balordi e immondizia oppure oltraggiate da atti di vandalismo?

Un’altra autentica perla d’esempio dell’organizzazione voluta dal privato, unito in qualche modo ad una realtà pubblica è in Francia, molto vicino a noi, ed è il centro Pompidou, voluto dall’omonimo presidente francese nel 69’. Secondo il pensiero di George Pompidou, l’ubicazione nel centro di Parigi di un nuovo tipo d’istituzione culturale, dedicato a tutte le forme di creazione contemporanea, era fondamentale, anche per contrastare la concorrenza del colosso americano. Il problema è che noi crediamo di non dover temere concorrenza, ma non è così.

In Italia, a parte la fondazione Agnelli e qualche iniziativa estemporanea, sta morendo anche il corso di laurea di Fisica che fu di Enrico Fermi, quindi anche la creatività scientifica è mortificata e deve navigare verso lidi stranieri. Molti parlano di fuga dei cervelli, ma forse dovremmo preoccuparci di scalzare l’insediamento ad interim dei cervelli amorfi e incapaci che amministrano la cosa pubblica, che evidentemente lo fanno malissimo.

Invece i privati a volte riescono meglio, come fu il caso del restauro della Cappella Sistina in Vaticano, e sembra che tra poco il Colosseo sarà completamente restaurato dalla famiglia Della Valle, titolare di un noto marchio di calzature con un investimento di venticinque milioni di euro.

Oggi lo stato dell’arte italiana è drammatico, ma l’eventuale intervento di fondazioni private o grandi sponsor, in grado di profondere ingenti capitali sarebbe fondamentale, soprattutto per l’organizzazione offerta, ed il ritorno economico e d’immagine che sarebbe nuova linfa per noi e per la nostra cultura.

Simona Aiuti

17
Dic
10

Calciopoli…il Milan seguirà l’Inter in B? Galliani radiato come Moratti?

Andrea Agnelli, gioca di fioretto su Calciopoli

 

Mentre a Napoli il giudice Casoria si spazientisce e pensa di lavorare in tribunale anche di sabato, cercando di portare al più presto il processo in porto, altrove si affilano le armi per la resa dei conti.

Anche il presidente Andrea Agnelli, non carente di memoria, contrariamente a chi vuole rimuovere il sommario processo che colpì la Juventus nel 2006, si riferisce al procedimento che sanzionò la Juve, definendolo “un procedimento ridicolo”.

Il presidente della Juve infiamma i tifosi essendo egli stesso il primo dei sostenitori della “Vecchia Signora” dicendo senza mezzi termini che i legali non ebbero nemmeno il tempo di leggere le carte del processo e ciò la dice lunga su quel che accadde in sede di giustizia sportiva. Unendosi al desiderio del giudice Casoria, Agnelli auspica che la giustizia ordinaria si affretti e che venga presto anche la decisione sugli scudetti revocati dalla letargica giustizia sportiva.

Per più di quattordici milioni di tifosi bianco neri, Calciopoli è una ferita ancora aperta, e Andrea Agnelli è sicuro che dovrà essere chiarita al più presto ogni vicenda, tra l’altro abbastanza ovvia ormai per noi tifosi che siamo a conoscenza delle intercettazioni degi ultimi mesi.

In questi anni si è abusato della pazienza dei tifosi, e ora pur dovendo ancora aspettare le decisioni della giustizia ordinaria, vogliamo delle risposte e abbiamo diritto a vedere sanzionati i veri “furbetti”.

E che dire del fatto che era scomparsa, ritenuta di nessuna importanza una telefonata di Collina che chiama il giorno dopo aver diretto Siena-Milan 2-1, segnata dalle proteste milaniste, perché vuole conoscere le “reazioni” in casa milanista dopo la rete annullata per fuorigioco; che riguardo! Il nostro è preoccupato delle reazioni di una grande e potente società il cui plenipotenziario è anche, guarda caso, presidente di Lega con voce in capitolo sulla nomina del futuro designatore. A conoscerla prima questa intercettazione un legale poteva porgli la domanda in aula a Napoli, ed invece era evaporata.

Alla fine della telefonata, Collina dice anche che chiamerà il “Grande capo”. Gli investigatori sentono un arbitro che vuole chiamare il Grande Capo del Milan e non lo trovano interessante? Collina chiamò Meani per spiegare le decisioni arbitrali e rivelò di essere stato chiamato da Galliani, quindi non è una novità che l’arbitro e l’AD del Milan si sentissero, anche se dei loro colloqui non potremo mai sapere nulla.

Anche di questi dettagli significativi gli juventini vogliono che qualcuno renda conto.

Simona Aiuti

11
Dic
10

Aboliamo le feste di Natale!

Ogni anno ci risiamo! Ancora siamo satolli dei bagordi del Ferragosto, che appena ci giriamo, troviamo le luminarie ovunque, guide rosse fuori dai negozi, tra l’altro molto frequentate come vespasiani da cagnolini cappottino muniti a passeggio, e tutto attorno ogni sorta di generi di consumo esposti, perché bisogna comprare, consumare, incartare, scartare, e cercare di sentirsi più buoni, anzi esibire il buonismo, tanto è gratis, e la commedia è servita!

La notte di Natale durante la messa c’è gente che puzza di fritto, chi dorme in piedi cercando di digerire pandori e panettoni grandi come cupole fingendo un momento di raccoglimento, e devoti intenti a sfoggiare la chincaglieria ricevuta in dono in quei frenetici giorni.

Inizia ai primi di dicembre la sfida dei presepi più articolati su due o tre piani con tanto di ruscello, mentre al cellulare si usa la bestemmia come punteggiatura per un italiano sgrammaticato, e tutto sotto il ceruleo sguardo di un bimbetto nudo dentro una grotta, con l’espressione tra l’attonito e il perplesso. Sono più di due milioni gli italiani che non possono permettersi grandi spese, eppure durante le feste quintali di cibo finiscono nella pattumiera, e la maggior parte dei regali finirà all’asta o in vendita nel web, o puntualmente riciclata alla prima occasione.

Si compra perché si deve, e a volte si raccatta una cosa qualunque blaterando in giro quanto sia bella la famiglia e di quanto si creda in certi valori, e poi ci si ritrova a pranzo con la detestata cognata, o con parenti che in genere non si vedono mai, perché sono detestati pure quelli, oppure s’intonano canzoncine natalizie mentre in golf rosso si dà un’occhiata d’intesa al cognato con cui s’intrattiene una relazione, perché è bella la famiglia e bisogna tenerla unita anche con delle corna da fare invidia alle renne di Babbo Natale!

Anche i nipoti in genere non vanno mai a trovare i nonni, ma a Natale visto che i “vegliardi” aprono i cordoni della borsa, è meglio farsi vivi per raccattare qualche banconota.

E che dire poi della malinconia del capodanno? Festoni, coriandoli, lingue di menelik, e diciamo pure che si tratta di un anticipo di carnevale con una buona scusa per ubriacarsi e finire sotto i tavoli. Ci si abbraccia e ci si bacia continuamente con le lacrime agli occhi, neanche fosse il funerale del caro estinto, e lo si fa infilati in dozzinali abiti da sera che devono essere per forza iper luccicanti, sennò non ti fanno entrare da nessuna parte! In un Veglione in riva al mare, si può concentrare in una sola notte tanto di quel glitter e tante di quelle pailettes abbaglianti, che si rischia di oscurare il faro e mandare ad infrangersi sugli scogli un’intera flotta di pescherecci!

Ho visto alla mezzanotte fidanzatini incollati, che tenerezza! Roba da farsi cariare un dente. Lui pensa a quanto ci vorrà a farsela, e lei sta facendo un bilancio delle entrate e delle uscite.

Non si può sfuggire dal trenino indiavolato intorno al tavolo invocando il povero Charly Brown, dalla tombola fagioli munita, e dalla zia Concetta che fa delle frittelle identificabili come bombe chimiche dalle tremila calorie l’una!

Poi arriva il momento dei fuochi d’artificio, decine di migliaia d’euro bruciati, però nessuno se ne lamenta. Il giorno dopo, tante signore rimirando il gioiello scelto e pagato dal fidanzato/marito per Natale, scuoteranno il capo davanti alle notizie del TG riguardo lo stipendio del parlamentare, ignorando ciò che loro hanno dovuto fare per farsi pagare il “brillocco natalizio”!

Tra un petardo e una girandola, ogni anno è un bollettino di guerra e negli ospedali quella notte non si festeggia affatto quando si vedono le ambulanze scaricare della gente a cui saltano le dita o addirittura una mano per giocare con i petardi, con le armi o addirittura con l’esplosivo, e le chiamano feste!

Negli ultimi anni poi, si ha l’impressione crescente che queste festività durino sempre di più, che questi addobbi alla metà di gennaio, ancor che sferzati dalle intemperie, stiano ancora là, malinconici, tristi e spelacchiati. Alcuni resistono fino alla fine del primo mese dell’anno ed è incredibile pensare che ci saranno appena dieci mesi di tregua!

Giunti alla Befana cominciamo ad essere davvero alla frutta, qualcuno ha le occhiaie fisse da nottate passate al poker per festeggiare il Santo Natale e altri sentono tirare il bottone sull’ombelico da panettone ripieno al cioccolato, però i bimbetti ancora tengono botta e ai regali della vecchietta non ci rinunciano, a costo d’abbattere la scopa volante a colpi di bazooka!

Non sarebbe una cattiva idea partire per Dubai il prossimo anno, alle prime avvisaglie di addobbi natalizi, oppure andare nel sahara e chiedere asilo politico a qualche tuareg di passaggio!

Simona Aiuti




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