Archivio per marzo 2016

30
Mar
16

Attenzione vegani, le piante hanno sentimenti!

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Simona Aiuti

Piante e fiori hanno davvero dei sentimenti! Questa è stata la conclusione di Cleve Backster nel 1960 e da allora molti altri studi hanno avvalorato le sue ricerche e i suoi studi.

Cleve, ex specialista degli  interrogatori della CIA, collegò sensori poligrafi alle piante e scoprì che danneggiando le piante, ad esempio tagliando le foglie, queste ultime reagivano anche a pensieri nocivi degli esseri umani in prossimità di esse.

Backster decise di attaccare gli elettrodi del poligrafo alla dracaena del suo ufficio, poi d’innaffiare la pianta e vedere se le foglie rispondessero. Scoprì che la pianta aveva reagito  a questo evento, e decise  di vedere cosa sarebbe successo se l’avesse minacciata, e formò nella sua mente l’idea di accendere un fiammifero sulla foglia dove erano stati attaccati gli elettrodi.images (2)

E fu allora che accadde qualcosa che cambiò per sempre la vita di Backster e la nostra. La pianta non aspettò che lui accendesse il suo fiammifero, ma rispose ai suoi pensieri! Attraverso ulteriori ricerche scoprì che le piante erano a conoscenza le une delle altre, che piangevano la morte di qualsiasi cosa, provando forte antipatia per le persone che uccidono le piante senza cura, e estendendo la loro energia alle persone che le hanno cresciute e hanno avuto cura di loro.

Egli scoprì che le piante reagiscono al momento di eventi che accadono images (6)a migliaia di chilometri di distanza. Esse non sono solo telepatiche, sono anche premonitrici, anticipano eventi positivi e negativi, incluso il clima atmosferico.

Una delle cose più importanti che Backster scoprì fu che le piante quando si trovano in presenza di un pericolo travolgente diventano catatoniche!

Facendo un balzo in avanti nel tempo, di recente c’è stata una scoperta dei biologi dell’Università di Torino che ha dimostrato che quando spartitovengono attaccate, le piante attirano i nemici naturali dei loro parassiti, così sentono il pericolo e chiedono aiuto per salvarsi. E con una specie di catena di Sant’Antonio,  avvertono quelle vicine del rischio che stanno correndo.

Se prendiamo una pianta e ci posiamo sopra un bruco affamato allora il vegetale cercherà di difendersi. Non solo, riuscirà persino ad avvertire le piante vicine dell’imminente pericolo. Come? Semplice, comunicando.

La scoperta scientifica è stata pubblicata sul numero di aprile di “Plants Phisiology”, la prestigiosa rivista che è anche l’organo ufficiale dell’American Society of plants biologists.

downloadSicuramente sarà capitato di sentire che, se si parla alle piante, le si cura con amore, queste cresceranno in modo mirabile e daranno grandi soddisfazioni. Sembra che si inneschi un legame e una corrispondenza tra la pianta e chi si occupa di lei.

Inoltre, già negli anni ‘60 e ‘70 ci furono ricercatori che fecero alcuni esperimenti per verificare le reazioni delle piante ad un particolare tipo di musica e ad alcuni rumori; si scoprì attraverso lo studio delle vibrazioni emesse dalle piante, che esse sembravano essere molto sensibili alla musica, che permetteva una crescita migliore e, nel caso, anche frutti più dolci. Al contrario, con il rumore, erano più fragili e “sofferenti”.

Ebbene, questa risposta sembra che abbia dei riscontri più concreti e clevevada anche molto al di là di tutto ciò, almeno secondo alcuni ricercatori del Dipartimento di Ortofrutticoltura dell’Universita di Firenze e di Bonn che hanno ripreso questi esperimenti in modo più analitico e con capacità tecnologiche maggiori.

Questi studiosi sono stati tra gli iniziatori di una nuova disciplina molto dibattuta: la neurobiologia vegetale.

La comunicazione con le altre piante avverrebbe attraverso l’atmosfera ed il terreno stesso ed eventuali anomalie dovute ad inquinamento o pesticidi finirebbero con il rovinare queste trasmissioni ed essere la causa di molte malattie della pianta stessa.

La “sede” del loro “cervello” sarebbe nell’apice radicale delle radici e con maggiore esattezza risiederebbe in un gruppo di cellule nella zona detta di “transizione”.

Joel Sternheimer, musicista e fisico francese, ha già individuato le sequenze sonore, non casuali dunque, che aiuterebbero la crescita delle piante.

Secondo questa teoria, in attesa di brevetto internazionale, ogni notaIMG_20150727_120006 della sequenza reagirebbe con un aminoacido di una proteina, mentre l’intera sequenza corrisponde alla proteina nella sua interezza. Ciò significa che i suoni in sequenza, come una sorta di DNA, determinano una melodia unica per ogni tipo di pianta e ne stimolano la crescita.

Con la musica giusta, le piante producono più proteine specifiche, mentre altre musiche ne inibiscono la produzione.

Che le piante soffrano o gioiscano rimane assodato, e il rispetto della natura ne deriva è senz’altro la salvaguardia di tutto il pianeta e di tutti gli esseri viventi, noi compresi!

Già lo studioso Jagadish Chandra Bose, fisico e botanico indiano, aveva

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Simona Aiuti

accertato delle reazioni, che si potrebbero definire “emozioni”, attraverso degli elettrodi collegati alla pianta, esperimenti ripresi anche attualmente.

Secondo gli studi fatti, si arriverebbe addirittura a desumere che le piante hanno la possibilità, proprio come gli esseri umani, di comunicare, di sentire emozioni, pensieri, ed elaborarli, prendendo anche delle eventuali decisioni, se necessario!

Simona Aiuti

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25
Mar
16

Bullismo, smetti di farti mettere i piedi in testa

 

eba84ab6026c9b82df893e9a88f77d6532-290x272Non si fa altro che parlare di bullismo, termine forse un po’ troppo generico, che però comprende qualunque tipo di prepotenza fisica, verbale o strisciante nel web nei confronti del più debole e indifeso.

Ecco, è proprio questo il punto, “il più debole”, ma perché deve essere così fragile e inerme? E se lo è, perché raramente chiede aiuto, infilandosi in un imbuto che troppo spesso sfocia in orribili notizie di cronaca nera? Ci sono un po’ troppi ragazzini che addirittura tentano il suicidio perché da tempo sono vittime silenziose di bulli/aguzzini; forse però non sono solo i “prepotenti” di turno che dovrebberoimages (1) ricevere una lezione o imparare ad avere un equilibrio nel modo di porsi e di vivere nel mondo, ma anche quelli che si cuciono addosso l’abito della vittima.

Nel biennio 2013-2014, Telefono azzurro ha dovuto fare fronte a un totale di 3.333 consulenze su problematiche inerenti la salute e la tutela di bambini e adolescenti, e da allora il fenomeno è cresciuto molto. Il 34,7% dei ragazzi ammette di aver assistito o di essere stato vittima di episodi di bullismo, ma in tutta franchezza, secondo me la vita dei images (2)ragazzi in età scolare non può e non deve essere una statistica.

Fare minacce, far girare delle voci, cyber bullismo, assalti fisici o verbali o adoperarsi per escludere una persona da un’attività o un gruppo è facile, perché c’è chi non ha educato a monte, e chi lascia fare. È un argomento che ha suscitato l’interesse di molti a livello nazionale ed europeo in quanto gli adulti sembrano finalmente avere compreso che si tratta di un fenomeno con il qualeimages (5) non si deve imparare a convivere, perché è un problema che può arrecare un danno serio al benessere psicofisico degli studenti, lacerando personalità e rapporti.

Una volta che persecutori e vittime si sono insediati nel loro ruolo, non è facile uscirne, tuttavia è possibile, anzi si deve rigettare il ruolo di “agnello sacrificale”, anzi si deve assolutamente buttare via quel ruolo. È molto frequente invece che molti ragazzini continuino a recitare la stessa parte all’infinito o fino alla tragedia, o addirittura fino a che per motivi fisiologici le strade non si dividano.

imagesLa vittima apparentemente non fa nulla per provocare l’aggressore che invece la ricerca attivamente, proprio perché è tale e si mostra tale.

Naturalmente, per banale che sia, è ovvio che sul banco degli imputati vanno immediatamente i genitori di figli viziati e con un intollerabile delirio d’onnipotenza, che girano per le scuole vandalizzandole o per le città picchiando un barbone o un ragazzino con un qualunque pretesto. Mandarli dallo psicologo per me è sciocco, infliggergli una severa lezione, come farli lavorare per ripristinare tutto mi pare ilcome-sopravvivere-al-bullismo-nelle-scuole_60a7094da9fedf4624122a5c6b40efae minimo. Poi, far cambiare scuola al figlio perseguitato può essere una soluzione, tuttavia è anche una fuga, e una silenziosa sconfitta.

Non è possibile affrontare la vita, fin da ragazzini, coprendosi la testa per parare pugni e calci, forse invece, rialzare la testa, raddrizzare la schiena e far vedere i pugni all’aggressore può essere l’inizio della risalita.

Troppi studenti e studentesse si rifugiano nel pianto, nell’angoscia, chiudendosi nella loro stanza e sfogandosi scrivendo fiumi di frasi grondanti dolore e propositi suicidi e ciò è ingiusto, oltre che autolesionista.

images (6)Ebbene, tutte le agenzie educative possono fare molto per sensibilizzare, ma non basta, poiché come dice il detto “chi si fa pecora, arriva il lupo e se lo mangia”. A quanto pare sono stati sbranati fin troppi agnelli e qualche calcio e schiaffo va restituito.

Naturalmente non si deve promuovere la violenza, ma chi è attaccato e aggredito, ha il sacrosanto diritto di reagire e difendersi, altrimenti la catena non si spezzerà mai e i bulli avranno sempre partita vinta.

 E’ necessario insegnare a chi piange per insulti e derisioni che può e deve reagire. E’ fondamentale che a uno schiaffo non si porga all’infinito l’altra guancia, ma che si restituisca e non è detto che da una zuffa tra ragazzini, non possa anche nascere un’amicizia.

Nutrire l’autostima di chi è fragile è necessario affinché trovi la forza che ha in sé, un’energia che spesso molti non sanno nemmeno di avere.

Simona Aiuti




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