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Dic
11

Calciopoli, incredibili rivelazioni di una gola profonda!


Sembra che Calciopoli abbia la sua “gola profonda”, una specie di Buscetta del duemila, e ciò che snocciola in tanti lo sospettavamo da un pezzo. Il testimone dice di doversi liberare da un peso e sciorina la sua verità.

Si tratta di un uomo che, in quell’inchiesta si sarebbe occupato delle indagini, un investigatore che ha delineato i profili dei suoi superiori e il modo di lavorare.

All’inizio dell’inchiesta, che a quanto pare per un pezzo non è decollata per mancanza di elementi, da due telefoni si è passati a poter ascoltare oltre centosettantamila intercettazioni, con un impiego di dodici ufficiali e agenti di polizia giudiziaria.

Per questo tipo di lavoro sono stati usati computer con password personali e ognuno seguiva una singola utenza. Il testimone conferma appieno le telefonate che riguardavano l’Inter, dice che non c’erano tagli durante le indagini, che s’inglobava tutto il registrato, e poi erano il colonnello Auricchio e il maresciallo Di Laroni che decidevano cosa mettere nell’informativa.

Noi sappiamo bene che moltissime intercettazioni non sono finite nell’inchiesta e in quell’informativa, nelle indagini però la “gola profonda” conferma che c’erano perché ci sono le registrazioni.

Alcune telefonate non sono finite nell’inchiesta, perché secondo il “testimone” evidentemente non ci dovevano andare. A quanto pare il lavoro di scrematura veniva fatto dopo, e il testimone misterioso conferma che sarebbe avvenuto nella seconda fase.

Inoltre, intercettando una sim straniera, nel nostro caso svizzera, si deve chiedere l’autorizzazione. Sembra che i superiori del testimone l’abbiano chiesta, ma nello stesso tempo avevano già attaccato il telefono, ma quel telefono era muto, ed era una scheda di Moggi. Poi sempre secondo il presunto testimone, son accadute cose strane come il caso di Martino Manfredi (ex segretario della Can A-B, ndr) che portato in ufficio era spaventatissimo, tremava, dicendo di non sapere nulla piangendo come un vitello, disperato per il lavoro che gli spariva, e poi all’improvviso da un momento all’altro è andato a lavorare in Federcalcio!

Quando poi ha cominciato a essere interrogato, di colpo è uscita la storia delle palline scrostate. Prima non sapeva niente, poi sapeva tutto, di questo, di quell’altro, di Pairetto, della Fazi ecc.

Ma il mistero s’infittisce. Relativamente all’intercettazione ambientale a Villa La Massa, vicino Firenze, durante il pranzo che secondo l’accusa era il fondamento del patto per salvare la Fiorentina, c’erano i Della Valle da una parte, Mazzini e Bergamo dall’altra. Quel giorno c’era telecamera e un microfono direzionale. Se la cosa fosse stata fatta in un locale dove c’era gente, si sarebbe sentito quello che uno avrebbe detto e si filmava con la telecamera. Però la voce non s’è mai sentita! Alla faccia dell’architrave dell’inchiesta diciamo noi! Dunque i Della Valle non avrebbero detto niente di rilevante. Ci sono le immagini, Diego e Andrea che scendono dal furgoncino e che si sono incontrati con Bergamo, però nessun audio!

Secondo il testimone l’audio c’è ma  non si sa niente, tutto fumo.

Dunque la “gola profonda”, che ricordiamo avrebbe preso parte a questa indagine, ma non in modo decisionale, ovvero aveva dei capi a cui rendere conto, le indagini sarebbero state un po’ raffazzonate e di veramente importante, non ci sarebbe niente.

Il testimone anonimo parla di cene tra Auricchio, Arcangioli, Narducci, e anche altri personaggi che hanno segnato quel periodo di Calciopoli, chiedendosi che importanza poteva avere andare a mangiare con Narducci e perché. Sarebbero andati a cena a Napoli di fronte al Vesuvio, a Castel dell’Ovo da Zi’ Teresa.

Sembra anche che ad un certo punto, non vedendo nulla di penalmente rilevante, Arcangioli avrebbe detto basta, e da lì sarebbe nato lo scontro con Auricchio, arrivando ai ferri corti.

Ora Auricchio e Arcangioli stanno uno alla scuola Ufficiali, e uno alla scuola Allievi.

Queste informazioni le abbiamo avute dall’intervista ottenuta dall’ottimo Edmondo Pinna del Corriere dello Sport, davanti al quale ci togliamo il cappello.

Pertanto il soggetto intervistato non sarebbe un testimone qualunque, ma uno di quelli che hanno partecipato alle indagini e delle scelte fatte nella caserma di via in Selci, avrebbe dunque una conoscenza diretta delle questioni in esame.

Arcangioli era il superiore di Auricchio e se l’allora maggiore poté continuare le indagini contro il parere superiore viene da chiedersi il come e il perché.

E poi perché Arcangioli non firmò la seconda informativa?

L’intervista riporta in auge per i più distratti anche il ruolo di Manfredi Martino, per capirci quello del “colpo di tosse”, e i famigerati otto interrogatori, due condotti dagli investigatori e sei dai pm. Una bronchite sembra un po’ poco per finire in sanatorio però, infatti, a maggio 2006 gli investigatori dovevano poter provare l’ipotesi dei sorteggi truccati, ipotesi che non era stata ancora provata con un fatto o filmato inconfutabile, e serviva una pezza d’appoggio, un pentito perché potesse essere plausibile in aula. Un colpo di tosse ricordato dopo otto interrogatori sembra friabile. L’investigatore ha spiegato, finalmente, anche perché di molte telefonate si avessero i brogliacci e non si trovassero i files audio: il server spesso non funzionava e finché non lo riparavano perdevano molte intercettazioni.

Insomma, cenette a Napoli da “Zi’ Teresa”, Auricchio, Arcangioli, Narducci, anche altri personaggi che hanno segnato quel periodo di Calciopoli. E ci piacerebbe sapere che altro saprebbe la “gola profonda”, e anche quanti caffè presero veramente insieme Auricchio e Baldini, per esempio, dopo tutto i numeri e le risposte che hanno  dato in aula non combaciano affatto. A pensar male si fa peccato, però…. se l’Arma avesse chiesto al colonnello di rendere conto di tutto, Baldini sarebbe rientrato in Italia? Perché non farsi anche questa domanda?

Forse questa indagine supplementare bisognerebbe aprirla, per cercare di dare le risposte a molte domande su fatti e personaggi fumosi, e poi Collina dov’è?

Insomma il processo d’appello si profila polposo e interessante e noi saremo là, noi sì “nei secoli fedeli”!

Simona Aiuti


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