30
Set
14

Caro De Falco, gli italiani ringraziano!

e80067de519153a1d11fCaro comandante De Falco, militare fedele, efficace e che garibaldinamente e telegraficamente “obbedisce” agli ordini, anche per questo ti stimiamo. Noi italiani però, spettinati, precari, con una bandiera sfilaccita e sbiadita, di obbedire abbiamo poca voglia e come puoi darci torto, visto l’andazzo. Ti abbiamo amato e rispettato, ti abbiamo preso come esempio di rettitudine, senso del dovere, competenza e sangue freddo e tu lo sai comandante, che noi nel cuore ti abbiamo dato una medaglia che vale più di quella che può appuntarti su una divisa un tuo superiore, forse perché per noi, nessuno è superiore a te. Da quando la Costa Concordia andò a sbattere contro un’isola, forse perché chi la guidava credeva d’avere la precedenza e che quindi “l’isola del Giglio” si sarebbe tosto spostata, sei rimasto nell’ombra senza cercare i riflettori e anche per questo ti abbiamo rispettato. Tu sei quello che disse a Schettino: torni a bordo cazzo, proprio tu che da vecchio lupo di mare a cui è difficile farla sotto il naso, dalla sala operativa della capitaneria di Livorno sospettasti prima di tutti gli altri, assieme al collega Alberto Tosi, che il black out a bordo della grande nave da crociera fuori rotta, fosse una colossale balla.

Ora ti hanno ordinato di lasciare il settore operativo della Capitaneria di Livorno per essere trasferito nelle retrovie e accade dopo dieci anni vissuti nel settore operativo, in prima linea, e la cosa ci puzza da morire.

Ricordi Schettino? Egli si abbronza come un sirerenetto, va alle feste brandendo una coppa di champagne, e languido con il ceruleo sguardo e boccoli impomatati si fa fotografare, e se è di cattivo umore, contrasta i passanti che lo affrontano sul naufragio, del quale con fermezza declina ogni responsabilità. L’affascinante Schettino innocente o meno, lagnandosi del buio, quella notte lasciava la nave alla chetichella, senza una parola spesa al telefono con te per i passeggeri, solo che era il capitano di quella città galleggiante, e avrebbe dovuto dare la vita per salvare tutti, e invece no. Lui va in cattedra alla Sapienza, rilascia interviste, si fa fotografare ancora sui rotocalchi, e tu no, tu sei un militare.

Schettino è in vetrina e tu probabilmente andrai nelle retrovie, senza una medaglia, una promozione o un encomio per noi certamente dovuto e meritato sul campo, qualcosa che in molti nel mondo ti hanno invece riconosciuto da subito.

Ricordo che al comandante della guardia costiera americana, chiesero se gli Stati Uniti fossero pronti a intervenire in caso di evacuazione di navi molto grandi e lui rispose che avevano fatto 37 esercitazioni, e quando gli chiesero se avesse avuto qualcosa da suggerire alla guardia costiera italiana, disse che tutto era stato fatto correttamente, da te ovviamente e dai passeggeri che da bordo telefonavano per farsi salvare, visto che su quella nave non stavano cavando un ragno dal buco.

Caro De Falco, è lecito chiedersi perché non hai ricevuto, dopo “l’eroico salvataggio” un incarico di comando come invece è successo a tutti gli altri tuoi colleghi? Per noi lo è eccome.

Quella notte buia non la dimenticherai facilmente, non sapevi nemmeno esattamente quante persone ci fossero sulla nave e i vertici di Costa alla domanda di un giornalista tre giorni dopo il naufragio su quante persone fossero sulla Concordia risposero di chiedere alla Protezione civile, pensa un po’!

Quando hai fatto scendere le persone dalla biscaccina, hai freddamente ordinato di mettere sotto le zattere gonfiabili e in questo modo hai salvato anche due bambini che caddero dalla scaletta.

Forse abbiamo una bandiera sfilacciata e sbiadita, ma siamo ancora italiani, e sappiamo che non è una medaglia che cerchi e forse nemmeno una promozione, ma continuare a fare il tuo mestiere al meglio, e una cos vogliamo dirti.

“Grazie capitano”.

Simona Aiuti


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