07
Ott
11

Crolla una palazzina a Barletta

Una palazzina è crollata nel sud dell’Italia, ma sarebbe potuto succedere in qualunque altro posto del nostro paese, sarebbe comunque caduta, sbriciolandosi come unenorme biscotto secco e ammuffito, e sarebbe comunque precipitata sul lavoro delle donne italiane.

 Sono scomparse cinque donne, quattro lavoratrici ed una ragazzina di quattordici anni, senza un vero perché. Una voragine ha inghiottito delle vite umane che sgobbavano in un fabbricato friabile e cadente per pochi spiccioli e anche in nero.

Quanto vale la vita delle lavoratrici italiane? Così poco? Niente? Ridotte a sgobbare tutto ilgiorno come in una bettola putrida di Calcutta, senza diritti, nemmeno quello di portare a casa una paga decente e nemmeno quello di rivedere la propria famiglia.

Questo è il lavoro italiano, fatto di illegalità, luoghi malsani, caporalato, famiglie che sono al collasso e s’indebitano. Prima o poi si arriva al punto di non ritorno, come quando cade un palazzo e resta un vuoto che nessun processo potrà colmare, nessun risarcimento, nessun inutile dibattito e polemica televisiva, nessun editoriale e nessuna perizia.

Chi è a rischio, chi è più fragile è esposto ai maggiori pericoli; e sembra quasi di tornare al tragico giorno in cui molte lavoratrici morirono in un incendio, in un terribile 8 marzo, in cui trovarono la morte dentro una fabbrica che fu una trappola.

Da allora è passata molta acqua sotto i ponti, ma chi difenderà il lavorodelle donne italiane, se questa è la sicurezza che non conosce sindacato.

Tremano i polsi, c’è rabbia e indignazione, eppure le donne intervistate in un letto d’ospedale dopo la tragedia, tra cui una incinta, (naturalmente lavorava a pieno regime), erano inebetite, rassegnate, senza una vera espressione.

Erano donne che non riuscivano a fare altro che alzare gli occhi al cielo, sperare in Dio, ringraziarlo per essere ancora vive, perché qui, nell’illegalità e nell’assenza di una civiltà, non resta molto altro.
Simona Aiuti


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