07
Apr
11

Luciano Moggi; Calciopoli si rivolta contro i suoi detrattori

Luciano Moggi, L’uomo del popolo che volle sedersi con i potenti – di Simona Aiuti

Luciano Moggi
 
/data/flash/italiabnl.swf

 

‘Quegli uomini del calcio che conta che pasteggiavano su tovaglie di fiandra con caviale e vino d’annata si sono sentiti piccati quando si è seduto con loro Luciano Moggi, e hanno cercato di ricacciarlo in cucina a mangiare gli avanzi. Per fortuna il tempo è galantuomo!’

 

di Simona Aiuti

Nato da una famiglia modesta di Monticiano, Luciano Moggi appena terminata la scuola dell’obbligo, inizia subito a lavorare e per molti anni presta servizio presso le Ferrovie dello Stato, ma la passione del calcio presente da quando era bambino, la stessa che lo fa sgambettare sui campi verdi o seguire per gli stadi Graziano Galletti, un panettiere di Grosseto che in futuro sarà suo collaboratore, è più forte di tutto.

E’ ambizioso Moggi, vuole crescere e mette a frutto il suo fiuto nel calcio, nello scoprire talenti, amministrare giovani leve, e così lentamente si fa strada senza avere alle spalle una carriera di grande campione, una famiglia ricca e soprattutto senza appartenere al Gota del calcio che conta.

Insomma Luciano Moggi, detto “paletta” quasi in modo dispregiativo da chi cerca di ricordargli che non appartiene alla nobiltà del calcio, ma alla schiera di plebei di provincia, parte da zero, e sarà lunga ma costante la sua scalata verso le alte sfere, proiettato verso il calcio che conta.

Moggi lavora un po’ con tutti, macinando chilometri nelle periferie sulle strade un po’ malmesse dell’Italia degli anni 70’, ed entra finalmente nel calcio maggiore, muove i primi passi come osservatore e scopritore di nuovi talenti per la Juventus alle dipendenze del direttore generale Italo Allodi, chiamato alla società bianconera nel 1970 dopo il ciclo trionfale con l’Inter.

Calciopoli, Smascherati i veri colpevoli - di Simona Aiuti

‘Non è solo calcio come alcuni dicono, poiché parliamo di milioni d’euro, e non è solo calcio anche perchè molte vite sono state rovinate. Ci aspettiamo un buon lavoro dalla FIGC, null’altro!’

In tanti lo guardano con sospetto, con invidia, per quella sua aria serafica, lividi davanti al suo sorriso sardonico, lui che ha sempre l’aria di saperla più lunga degli altri; infatti, “big Luciano” chissà perché dà l’impressione di avere la dritta che tutti vorrebbero avere, i contatti giusti, le soffiate, delle corsie preferenziali, partecipa alle cene che contano e lui, proprio lui, un modesto impiegato di provincia riesce a dare del tu ai miti del calcio! 

Don Luciano è sempre sicuro del fatto suo, mentre i vari intrallazzatori che da sempre girano nel calcio di A e di B sudando sette camicie per stare dietro ai capricci dei calciatori e dei presidenti; non se ne fanno una ragione. Come fa Moggi a tenere a bada tante persone? Come riesce ed addolcire e rabbonire presidenti e fuori classe? Come fa a tenere in scacco tante persone senza perdere mai la calma? Non sarebbe stato più semplice riconoscere i suoi meriti e ammettere che era il più bravo invece di detestarlo?

Moggi mette su una fitta ragnatela di collaboratori alla continua ricerca di giovani talenti in periferia, poi è lui che li segnala e li sistema quando è il momento opportuno. Tra i suoi colpi di mercato ci sono il sedicenne Paolo Rossi, Claudio Gentile e perfino Gaetano Scirea.

Pochi anni dopo Luciano Moggi vuole crescere ancora, rinsalda e allaccia contatti anche con le altre squadre e muove trattative che lo porteranno a ruoli dirigenziali di maggiore responsabilità.

Rompe con Boniperti, ma d’altronde succede, e approda alla Roma dove compra Roberto Pruzzo soffiandolo proprio alla Juve. Ancora una volta il suo modo di fare sicuro e disinvolto fa infuriare le “teste coronate” del calcio di A che lo accusano di avere troppo potere e di dare del “tu” agli arbitri. Sono gli inizi degli anni ’80 e mentre gli piovono addosso accuse, altri tentano di imitarlo.

Lavora per la Lazio, per il Torino e per il Napoli, dove grazie ad un ambiente caldo e talvolta persino rovente diventa un personaggio pubblico di spicco, è spesso intervistato, preso come esempio, sempre oggetto di critiche, ma riesce a fare grandi cose.

Il Napoli vince molto, e Luciano Moggi è sempre più nell’occhio del ciclone, e lo si accusa di usare metodi poco ortodossi.

Torna a Torino e viene tacciato di procurare prostitute ad arbitri o calciatori, ma una sentenza lo proscioglie. Anche dal lato sportivo, la frode non sussiste e morale della favola, il Torino vinse la Coppa Italia nel 1993.

Il top della scalata c’è con la nascita della famosa triade juventina, dove sarà definito da Gianni Agnelli “lo stalliere del re, che deve conoscere tutti i ladri di cavalli”. Sarà un periodo di grandi successi, vittorie, acquisti eccellenti e intanto per alcuni quell’uomo restava un provinciale. Il piccolo ferroviere, il “paletta”, il modesto calciatore senza laurea nè master, senza nobili natali, circondato da detrattori che speravano solo in un suo scivolone per vederlo cadere nella polvere, vinceva ancora.

Spendendo poco e facendo guadagnare la Juventus, vince cinque scudetti, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe italiane, e questo mentre le altre squadre sono indebitate o sbagliano clamorosi acquisti sul mercato.

Nel 2006 possiamo dire in qualche modo che la Juventus diventa campione del mondo in Germania, non foss’altro per il fatto che un numero esorbitante di calciatori della “Vecchia Signora” o era in Nazionale o in ogni modo in finale e quindi al top.

Durante la sua gestione, sono stati acquistati tutti i più grandi campioni del momento, alcuni semisconosciuti divenuti poi di grande livello come Ciro Ferrara, Didier Deschamps, Zinedine Zidane, Edgar Davids, Filippo Inzaghi, Thierry Henry, Edwin van der Sar, Gianluca Zambrotta, Gianluigi Buffon, Lilian Thuram, Pavel Nedvěd, Mauro German Camoranesi, David Trezeguet, Fabio Cannavaro, Emerson, Zlatan Ibrahimović, Patrick Vieira, Adrian Mutu, Giorgio Chiellini. Non male per un ferroviere con la terza media e senza curriculum! Ci sono uomini che nel calcio non riuscirebbero a fare in tre vite tutto quello che ha fatto Luciano Moggi, e questo ha creato grandi mal di fegato.

Quegli uomini del calcio che conta che pasteggiavano su tovaglie di fiandra con caviale e vino d’annata si sono sentiti piccati quando si è seduto con loro Luciano Moggi, e hanno cercato di ricacciarlo in cucina a mangiare gli avanzi. Per fortuna il tempo è galantuomo!

Simona Aiuti


2 Risposte to “Luciano Moggi; Calciopoli si rivolta contro i suoi detrattori”


  1. 1 miki foggia
    aprile 7, 2011 alle 5:05 PM

    Continuiamo a farci sentire, gli Italiani Vogliono la verità sull’aborto giuridico di farsopoli 2006, anche se oggi i tanti pinocchi girnalisti sono muti, al contrario del 2006 quando hanno preso in giro tutti gli Italaini, “piaccia o non piaccia” a qualcuno.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


aprile: 2011
L M M G V S D
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: