07
Feb
11

Calciopoli..il popolo sportivo ha già condannato l’Inter

Marotta: Calciopoli è finita, adesso basta. C’è chi ha interpretato le parole dei due come una sorta di pietra tombale su quell’argomento, e invece no, è l’esatto contrario.

 

CALCIOPOLI è finita, hanno detto, per dire l’opposto: adesso basta, con la farsa iniziata nel 2006 attraverso quei processi sportivi da Santa Inquisizione e proseguita negli anni attraverso intimidazioni,

squalifiche (Secco addirittura per avere parlato con Moggi), inerzia sulle richieste bianconere (esposto tuttora in attesa di risposta, a quasi un anno dalla sua proposizione), arbitraggi tragicomici. LA grande novità, la rivoluzione di questa gestione, al di là degli ancora traballanti risultati sportivi, è proprio questa: la Juventus parla di Calciopoli, l’argomento è stato sdoganato. Non è più un tabù, la Juve è viva e lotta con noi.

 

Ne parla costantemente Agnelli, annoiato dall’arroganza di Moratti, e forse ancor di più da quei giornalisti con la schiena curva appostati quotidianamente sotto la sede della Saras, che non hanno mai il coraggio di chiedere al Presidente degli Onesti come mai passasse a trovare certi arbitri prima della partita, oppure se fosse a conoscenza del fatto che il suo ex presidente chiamasse Mazzei per dirgli di non fare il sorteggio e mettere direttamente Collina, e disquisisse con il designatore Bergamo sullo score di un determinato arbitro con l’Inter, e speriamo che si muova la casella giusta. Attende risposta sull’esposto, ma Palazzi non corre più. La sua verve si è fermata all’estate 2006, ora gli servono tutti gli elementi, e magari anche di più, per decidere se le suddette

nuove (nuove..) intercettazioni, l’incredibile rapporto tra l’Inter e l’arbitro allora in attività Nucini e tutto

quanto emerso negli ultimi mesi sia sufficiente a revocare lo scudetto a tavolino, regalato al tempo per

motivi etici (!) ai poveri nerazzurri, incapaci di vincere sul campo da una quindicina d’anni abbondante.

Agnelli insiste, ok, ma questo si sapeva.

La novità riguarda Marotta e Del Neri, i quali spontaneamente hanno tirato fuori l’argomento, pronunciando

quella parola un tempo tabù, senza essere stati sollecitati in merito dagli intervistatori. Hanno voluto parlarne loro, perché basta con questi arbitraggi, il periodo dell’Inquisizione è finito, potete anche tornare a trattarci quasi come gli altri, forse, che ne dite?

Che rivoluzione, rispetto a quando la Juventus, timida e rassegnata, si consegnava ai suoi carnefici, trattando su tutto, per poi dimenticare la questione, come se potesse essere superata così, senza una conclusione, senza rispondere agli infiniti perché, considerando come un fastidio quei tifosi “rancorosi” che non si davano pace, perché troppe cose non quadravano.

E allora basta, adesso. Perché lo juventino, per definizione, non crede ai complotti, sa accettare decisioni di ogni genere, è fondamentalmente autocritico, e anche oggi pensa che protestare avrebbe un senso maggiore se i terzini non fossero Grygera e Grosso, ma magari Zambrotta e Chiellini, come ai bei tempi, vicini eppure così lontani. Però attenzione, perché adesso, con questa storia del “ma dove è andato a finire lo stile Juve”, non ci fregate più. Lo stile non è, non è mai stato, subire in silenzio qualunque ingiustizia.

Lo stile è sapere analizzare i propri errori, partire da quelli, e poi capire tutto ciò che accade intorno, senza sceneggiate in campo, senza urla complottiste davanti alle telecamere, ma facendosi rispettare quando qualcosa non torna. A chi preferirebbe una Juve sempre zitta, non vale la pena neanche rispondere.

Sono gli stessi che la detestano, e con la scusa dello stile (che peraltro non hanno mai riconosciuto) cercano di intimidirla non appena alza la voce. Perché prima del 2006 magari si poteva anche passarci sopra, e poco importava se le radio calunniavano, i giornali attaccavano, le tv alimentavano veleni, ma adesso no. Dopo l’Inquisizione, la retrocessione, i due scudetti, il tavolino, l’attuale inerzia, non si può più tollerare in silenzio. Con stile, senza complottismi, ma bisogna farsi sentire sempre. Perché “Moggiopoli” è finita nel 2006 ma Calciopoli,

in attesa del risveglio di Palazzi e delle sentenze dei processo penale, è appena cominciata.


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