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E’ privato il futuro della cultura e dell’arte italiana!

E’ privato il futuro della cultura e dell’arte italiana!

 

La cultura italiana va in pezzi, e ciò che per ora resta ancora in piedi, o si sgretola lentamente o è puntellato dalla buona volontà di chi combatte battaglie epiche di donchisciottiana memoria.

Gli italiani leggono pochissimo, perché nessuno insegna loro l’amore per i viaggi della fantasia e della mente. I pittori vengono chiamati imbrattatele e i luoghi in cui hanno vissuto grandi personalità, spesso sono fatiscenti, e lasciati all’incuria e agli schiaffi del tempo.

Lo Stato italiano spende poco o nulla per l’arte e se c’è da tagliare, si taglia, senza pensare troppo alle gravi conseguenze che ciò comporta, come l’ingente danno economico visibile anche al più miope cittadino che si abbatte sulle tasche del paese, sulla nostra reputazione e sull’immagine che di noi si ha all’estero.

Le gloriose orchestre italiane chiudono per carenza di fondi e a parte la rocambolesca, ma riuscita carriera artistica di alcuni rari personaggi, come un Giovanni Allevi, un comune violinista non può certamente trasformare il suo strumento in uno Stradivari da metterlo all’asta per mangiare! Ed è agghiacciante pensare che all’estero le orchestre vengono curate in modo eccellente ed un orchestrale non deve conoscere la mortificazione che vive da noi.

Il melodramma italiano che ci ha resi celebri in tutto il mondo e che ancora oggi è adorato dagli U.S.A. all’Asia, nel nostro paese invece non vede un soldo dallo stato, nei musei le tele ammuffiscono negli scantinati perché non ci sono luoghi per esporle e così anche una grande quantità di reperti archeologici, che se va bene restano inscatolati e se va male, stanno abbandonati alla mercè di chi ogni tanto o se li sgraffigna, o li fa a pezzi e li vende al miglior offerente. Simili reati sono puniti in modo blando, mentre meriterebbero dure sanzioni penali, ma il Parlamento tace.

Non esiste in Italia “l’educazione civica” che porterebbe il cittadino a valorizzare, amare e proteggere ciò che ha di più caro, ovvero la propria memoria storica, ma nessuno insegna nelle scuole ai bambini, a rispettare e custodire la nostra storia, e così appena adolescenti, nella migliore delle ipotesi, ricoprono di graffiti i monumenti, e nella peggiore, si ubriacano e spaccano una fontana antica o le dita di una statua, come se si trattasse di un fantoccio.

Ogni tanto si registrano dei crolli di mura antiche, e il tutto sembra inesorabile, e così mentre all’estero l’arte è un faro per ogni Nazione, e la cultura è coltivata e promossa in tutte le forme, nel nostro paese oggi un artista viene trattato come un “povero matto”, però se per fortuna o talento diventa un Cattelan, un Morricone, uno Schifano o un Mauro Corona, di colpo tutti vogliono succhiare la sua linfa vitale, lo adulano e chi all’inizio non voleva investire un centesimo, di colpo è disposto a fare carte false o a copiare il frutto del lavoro di questi artisti per gloriarsene.

E’ fin troppo evidente che lo stato pur incamerando le tesse, non è in grado di sostenere, organizzare e proteggere la cultura italiana in tutte le sue forme, figuriamoci valorizzare arte e artisti italiani per promuoverli nel paese e nel mondo! Ragion per cui, è necessario seguire l’esempio d’altri paesi stranieri e affidare ai privati determinati settori, imparando dalle eccellenti esperienze estere; insomma cambiare sistema.

Basta pensare a Peggy Guggenheim e a ciò che nella Grande Mela significa l’omonimo museo che fu costruito per esporre le avanguardie artistiche che si andavano sempre più imponendo in quel periodo, sensibilità e voglia di fare che in Italia oggi non esiste.

Il Guggenheim è sempre all’avanguardia, è eccellente meta di milioni di visitatori ogni anno, mentre alcuni nostri musei, per mancanza assoluta di fondi e della benché minima organizzazione, mancano di tutto, combattono con l’umidità, con grandissime difficoltà organizzative, spesso chiudono e ciò è agghiacciante!

Come possiamo non vergognarci e non sentirci umiliati davanti ai milioni di turisti che ogni anno vengono, bontà loro nel nostro paese? Molti sono allibiti davanti alle sale chiuse. Come non sentirci in imbarazzo nel vedere chiese invase da balordi e immondizia oppure oltraggiate da atti di vandalismo?

Un’altra autentica perla d’esempio dell’organizzazione voluta dal privato, unito in qualche modo ad una realtà pubblica è in Francia, molto vicino a noi, ed è il centro Pompidou, voluto dall’omonimo presidente francese nel 69’. Secondo il pensiero di George Pompidou, l’ubicazione nel centro di Parigi di un nuovo tipo d’istituzione culturale, dedicato a tutte le forme di creazione contemporanea, era fondamentale, anche per contrastare la concorrenza del colosso americano. Il problema è che noi crediamo di non dover temere concorrenza, ma non è così.

In Italia, a parte la fondazione Agnelli e qualche iniziativa estemporanea, sta morendo anche il corso di laurea di Fisica che fu di Enrico Fermi, quindi anche la creatività scientifica è mortificata e deve navigare verso lidi stranieri. Molti parlano di fuga dei cervelli, ma forse dovremmo preoccuparci di scalzare l’insediamento ad interim dei cervelli amorfi e incapaci che amministrano la cosa pubblica, che evidentemente lo fanno malissimo.

Invece i privati a volte riescono meglio, come fu il caso del restauro della Cappella Sistina in Vaticano, e sembra che tra poco il Colosseo sarà completamente restaurato dalla famiglia Della Valle, titolare di un noto marchio di calzature con un investimento di venticinque milioni di euro.

Oggi lo stato dell’arte italiana è drammatico, ma l’eventuale intervento di fondazioni private o grandi sponsor, in grado di profondere ingenti capitali sarebbe fondamentale, soprattutto per l’organizzazione offerta, ed il ritorno economico e d’immagine che sarebbe nuova linfa per noi e per la nostra cultura.

Simona Aiuti


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