17
Dic
10

E’ privato il futuro della cultura e dell’arte italiana!

E’ privato il futuro della cultura e dell’arte italiana!

 

La cultura italiana va in pezzi, e ciò che per ora resta ancora in piedi, o si sgretola lentamente o è puntellato dalla buona volontà di chi combatte battaglie epiche di donchisciottiana memoria.

Gli italiani leggono pochissimo, perché nessuno insegna loro l’amore per i viaggi della fantasia e della mente. I pittori vengono chiamati imbrattatele e i luoghi in cui hanno vissuto grandi personalità, spesso sono fatiscenti, e lasciati all’incuria e agli schiaffi del tempo.

Lo Stato italiano spende poco o nulla per l’arte e se c’è da tagliare, si taglia, senza pensare troppo alle gravi conseguenze che ciò comporta, come l’ingente danno economico visibile anche al più miope cittadino che si abbatte sulle tasche del paese, sulla nostra reputazione e sull’immagine che di noi si ha all’estero.

Le gloriose orchestre italiane chiudono per carenza di fondi e a parte la rocambolesca, ma riuscita carriera artistica di alcuni rari personaggi, come un Giovanni Allevi, un comune violinista non può certamente trasformare il suo strumento in uno Stradivari da metterlo all’asta per mangiare! Ed è agghiacciante pensare che all’estero le orchestre vengono curate in modo eccellente ed un orchestrale non deve conoscere la mortificazione che vive da noi.

Il melodramma italiano che ci ha resi celebri in tutto il mondo e che ancora oggi è adorato dagli U.S.A. all’Asia, nel nostro paese invece non vede un soldo dallo stato, nei musei le tele ammuffiscono negli scantinati perché non ci sono luoghi per esporle e così anche una grande quantità di reperti archeologici, che se va bene restano inscatolati e se va male, stanno abbandonati alla mercè di chi ogni tanto o se li sgraffigna, o li fa a pezzi e li vende al miglior offerente. Simili reati sono puniti in modo blando, mentre meriterebbero dure sanzioni penali, ma il Parlamento tace.

Non esiste in Italia “l’educazione civica” che porterebbe il cittadino a valorizzare, amare e proteggere ciò che ha di più caro, ovvero la propria memoria storica, ma nessuno insegna nelle scuole ai bambini, a rispettare e custodire la nostra storia, e così appena adolescenti, nella migliore delle ipotesi, ricoprono di graffiti i monumenti, e nella peggiore, si ubriacano e spaccano una fontana antica o le dita di una statua, come se si trattasse di un fantoccio.

Ogni tanto si registrano dei crolli di mura antiche, e il tutto sembra inesorabile, e così mentre all’estero l’arte è un faro per ogni Nazione, e la cultura è coltivata e promossa in tutte le forme, nel nostro paese oggi un artista viene trattato come un “povero matto”, però se per fortuna o talento diventa un Cattelan, un Morricone, uno Schifano o un Mauro Corona, di colpo tutti vogliono succhiare la sua linfa vitale, lo adulano e chi all’inizio non voleva investire un centesimo, di colpo è disposto a fare carte false o a copiare il frutto del lavoro di questi artisti per gloriarsene.

E’ fin troppo evidente che lo stato pur incamerando le tesse, non è in grado di sostenere, organizzare e proteggere la cultura italiana in tutte le sue forme, figuriamoci valorizzare arte e artisti italiani per promuoverli nel paese e nel mondo! Ragion per cui, è necessario seguire l’esempio d’altri paesi stranieri e affidare ai privati determinati settori, imparando dalle eccellenti esperienze estere; insomma cambiare sistema.

Basta pensare a Peggy Guggenheim e a ciò che nella Grande Mela significa l’omonimo museo che fu costruito per esporre le avanguardie artistiche che si andavano sempre più imponendo in quel periodo, sensibilità e voglia di fare che in Italia oggi non esiste.

Il Guggenheim è sempre all’avanguardia, è eccellente meta di milioni di visitatori ogni anno, mentre alcuni nostri musei, per mancanza assoluta di fondi e della benché minima organizzazione, mancano di tutto, combattono con l’umidità, con grandissime difficoltà organizzative, spesso chiudono e ciò è agghiacciante!

Come possiamo non vergognarci e non sentirci umiliati davanti ai milioni di turisti che ogni anno vengono, bontà loro nel nostro paese? Molti sono allibiti davanti alle sale chiuse. Come non sentirci in imbarazzo nel vedere chiese invase da balordi e immondizia oppure oltraggiate da atti di vandalismo?

Un’altra autentica perla d’esempio dell’organizzazione voluta dal privato, unito in qualche modo ad una realtà pubblica è in Francia, molto vicino a noi, ed è il centro Pompidou, voluto dall’omonimo presidente francese nel 69’. Secondo il pensiero di George Pompidou, l’ubicazione nel centro di Parigi di un nuovo tipo d’istituzione culturale, dedicato a tutte le forme di creazione contemporanea, era fondamentale, anche per contrastare la concorrenza del colosso americano. Il problema è che noi crediamo di non dover temere concorrenza, ma non è così.

In Italia, a parte la fondazione Agnelli e qualche iniziativa estemporanea, sta morendo anche il corso di laurea di Fisica che fu di Enrico Fermi, quindi anche la creatività scientifica è mortificata e deve navigare verso lidi stranieri. Molti parlano di fuga dei cervelli, ma forse dovremmo preoccuparci di scalzare l’insediamento ad interim dei cervelli amorfi e incapaci che amministrano la cosa pubblica, che evidentemente lo fanno malissimo.

Invece i privati a volte riescono meglio, come fu il caso del restauro della Cappella Sistina in Vaticano, e sembra che tra poco il Colosseo sarà completamente restaurato dalla famiglia Della Valle, titolare di un noto marchio di calzature con un investimento di venticinque milioni di euro.

Oggi lo stato dell’arte italiana è drammatico, ma l’eventuale intervento di fondazioni private o grandi sponsor, in grado di profondere ingenti capitali sarebbe fondamentale, soprattutto per l’organizzazione offerta, ed il ritorno economico e d’immagine che sarebbe nuova linfa per noi e per la nostra cultura.

Simona Aiuti

Scavi a cur del Dott. DARIO PIETRAFESA 

Nel parte pianeggiante del centro odierno di Fontanelle, a sud-ovest del colle, nei pressi del fiume Cosa sono stati riportati alla luce una serie di nuclei archeologici appartenenti ad un abitato antico. In particolare si documentano un gruppo di tombe, un insediamento produttivo e una struttura abitativa, databili nel complesso tra la fine dell’VIII ed il IV secolo a.C.

Le tombe  Dario Pietrafesa
Le tombe possono farsi risalire intorno alla metà del VII secolo a.C. Si tratta di due sepolture bisome e una monosoma, forse appartenenti ad un unico nucleo familiare. Il corredo è composto da scodelle, anforette, vasi miniaturistici monoansati in ceramica d’impasto, fibule di bronzo e fuseruole di impasto.

L’insediamento produttivo  Dario Pietrafesa
A sud delle tombe è stata individuata una zona produttiva, testimoniata da resti di tre fornaci con pareti concotte e riempimenti ricchi di carbone, argilla concotta e frammenti ceramici ipercotti e deformati. La maggior parte dei vasi rinvenuti è costituita da olle databili fra il VI e il V secolo a.C. Connesse alle fornaci sono venute in luce tracce di strutture lignee, forse relative alla copertura degli impianti di produzione.

La struttura abitativa  Dario Pietrafesa
Nel settore est si può ricostruire una grande struttura lignea rettangolare (m. 10-11×5), forse dotata di un portico o di un avancorpo, di una palizzata di recinzione e fossette interpretabili come pozzetti o alloggiamenti per dolii. I materiali raccolti, per lo più di uso domestico, come dolii, olle, scodelle, ciotole, tazze, fornelli, colini, rocchetti, fuseruole, pesi da telaio e numerose macine di pietra, documentano una frequentazione del sito tra il VI ed il V secolo a.C. I reperti più tardi sono costituiti da olle in impasto sabbioso e in Internal Slip Ware.

Al di sopra dello strato contenente questo materiale viene costruito un edificio di cui si conserva lo zoccolo in pietrame e i buchi di palo per l’alloggiamento dell’elevato ligneo. Il piano pavimentale era costituito da un battuto di ciottoli fluviali, e su di esso si conservavano ancora in situ i resti di due dolii di impasto rosso. I materiali rinvenuti indicano una frequentazione dell’edificio nell’ambito del IV secolo a.C. e un suo abbandono in corrispondenza della conquista romana di Frusino.

Simona Aiuti


0 Risposte to “E’ privato il futuro della cultura e dell’arte italiana!”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


dicembre: 2010
L M M G V S D
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: