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Calciopoli, Juventus, chi rischia?

 Il massacro mediatico nei confronti della Juventus e di chi gravita nella sua orbita parte da molto lontano… di Simona Aiuti Da settembre 2006 alcuni giornalisti, appassionati di calcio, gente che ama lo sport, e che è legata a ideali d’equità e trasparenza, e che quindi detesta insabbiamenti o chi cerca di farla franca “impimpandosene” delle regole, credendo di essere al di sopra delle parti; dunque questi appassionati di sport continuano a denunciare ciò che non va nel calcio italico, tenendo desta l’attenzione. Il massacro mediatico nei confronti della Juventus e di chi gravita nella sua orbita parte da molto lontano, ma in questi ultimi quattro anni le presunte irregolarità della “Vecchia Signora” si sono ampiamente sgonfiate, mentre nubi oscure si sono addensate su altre vicende emerse soprattutto nel processo che si sta celebrando a Napoli. Dagli schermi di alcune emittenti private, poiché le grandi reti incomprensibilmente ignorano eventi e fatti importanti per la società italiana, uomini come Bergamo, De Santis, Moggi, Fabiani, tutti presunti appartenenti a una fantomatica cupola, che come si è dimostrato, non è mai esistita e quindi non ha mai potuto dare vantaggi alla Juventus, si sono ampiamente espressi. Luciano Moggi, ex dirigente della Juventus, è stato tirato in ballo in ben cinque tribunali, tra cui quello a Roma per il processo alla GEA, società legata tra l’altro al figlio Alessandro. Ebbene al tribunale di Lecce Moggi è stato assolto, al Tribunale di Reggio Calabria riguardo Paparesta, è stato archiviato perché il fatto non sussiste, quindi l’arbitro Paparesta non è mai stato rinchiuso in un angusto sgabuzzino o in un qualsivoglia spogliatoio, inoltre al tribunale di Roma è stato ancora assolto al processo GEA per il reato di associazione a delinquere perché il fatto non sussiste. Anche al Tribunale di Torino per il processo sulle plus valenze l’ex D.G. della Juventus è stato assolto perché il fatto non sussiste. Resta in piedi il processo di Napoli dove le lacune e le zone d’ombra sono sempre più evidenti e le dichiarazioni dei testimoni dell’accusa si sono sbriciolate e rivelate inconsistenti sotto i colpi mirati degli avvocati della difesa. Ma il colpo di scena che ha fatto tremare i polsi a chi conosce le carte, è stata la dichiarazione del P.M. Narducci, il quale ha detto che piaccia o no, non esistono in tercettazioni che coinvolgono Moratti, Facchetti, o altri dirigenti con designatori degli arbitri Bergamo e Pairetto, invece sbobbinando, si è scoperto l’esatto contrario, ovvero, che questi contatti telefonici ci sono stati, come tra l’altro più volte è stato spontaneamente dichiarato dagli schermi di varie emittenti televisive da Paolo Bergamo, come sopra accennato. Le accuse ancora sostengono che in quegli anni presi in esame, alcuni arbitri avrebbero aiutato la Juventus in campo, ebbene con questi presunti aiuti, la squadra di Torino avrebbe realizzato 1,80 punti a partita, mentre con gli altri ha realizzato 2,60! Inoltre si accusa Moggi d’aver agito di concerto per far squalificare giocatori avversari, ebbene risulta che tra le squadre che avrebbero beneficiato, statistiche alla mano, la Juve sia solo quarta o quinta, e che nel campionato 2004/5 solo un paio di volte la Juventus avrebbe giocato in undici contro 10. A Napoli in tribunale, il colonnello dei Carabinieri Auricchio, responsabile delle indagini ha dichiarato che gli unici riscontri dell’inchiesta erano il copia incolla della Gazzetta dello Sport, cosa che non merita commento. Ora, alla luce delle nuove intercettazioni quattordici milioni di tifosi si aspettano una revisione dei processi sportivi, poi l’impianto di nuovi processi contro chi per anni ha taciuto e ancora tace. Tutto questo non è solo in relazione ad uno scudetto tolto alla Juventus e uno assegnato all’Inter, ma anche in vista di possibili risarcimenti milionari per le parti lese. Dopo la sentenza della Corte Federale che condannava la Juventus alla serie cadetta, Enzo Biagi disse che si trattava di una sentenza basata sul nulla; chissà, forse non si sbagliava.

Simona Aiuti


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