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Calciopoli s’allarga a macchia dolio e travolge ¾ del calcio italiano! Cosa rischia l’Inter?

Calciopoli s’allarga a macchia dolio e travolge ¾ del calcio italiano! Cosa rischia l’Inter?

Molti tifosi juventini e qualche rara voce giornalistica fuori dal coro, sono inorriditi di fronte all’omertà manifesta che ci siamo dovuti sorbire per quattro lunghi anni. Anni in cui la quasi totalità dei media non ha lesinato le peggiori falsità, insulti e faziosità nei confronti di una Juve smembrata, e tutto mentre chi è preso oggi con le mani nella marmellata, taceva. Le immagini dell’avvocato di Moggi al processo di Napoli, Paolo Trofino, che inchioda il colonnello Auricchio all’ammissione d’aver omesso un mare di telefonate riguardanti i contatti tra i designatori arbitrali ed i dirigenti delle altre tante squadre di A, ha quasi fatto venir giù il teatro. Non ci siamo mai voluti rassegnare in questi anni e forse l’istinto ci ha guidati a diffidare di chi ha tentato di darci a bere fino ad oggi tante frottole, e non abbiamo mai desistito dal pretendere verità e giustizia. Tutti, juventini e non, hanno potuto leggere sui giornali, le telefonate di Facchetti, di Meani, e quelle che ci sono e ci saranno di Zamparini, Cellino, Campedelli, e molti altri. Tutti parlavano con i designatori, nessuno escluso ed il come è davvero risibile! Ora tutti possono avere un’idea più chiara di come stanno le cose. A caldo noi juventini vorremmo che la mannaia si abbattesse subito sui detrattori, tenendo presente che da parte della Juventus nessun illecito sportivo si riscontrò, nessun risultato fu alterato nei campionati sotto esame dalla disciplinare sportiva, né tentativo d’alterazione della singola partita. Tutta l’impalcatura che condannò la Juventus s’improntò su un ipotetico potere di Moggi di fare e disfare, senza andare a guardare minimamente nelle atre parrocchie! Con le rivelazioni di questi giorni, tuttavia, crolla la tesi accusatoria: l’esclusività si sgretola anzi il lettore attento avrà notato come Bergamo e Pairetto erano gentili, affabili, e premurosi nel linguaggio consolatorio e rassicurante, come trapela dall’intercettazione del 30/06/05, in cui Bergamo e Moratti si accordano per un abboccamento! Il tono delle telefonate degli altri dirigenti non è solo amichevole, come Facchetti che invita Bergamo a passare in sede da Moratti a ritirare regali, ad esempio, ma confidenziale, e confortante, direi addirittura sdolcinato, come quando Pairetto il 24/03/05 lascia un messaggio nella segreteria di Galliani e dice: “Dottore, buongiorno, sono Pairetto, volevo solo farle i miei complimenti e un in bocca al lupo per la nuova avventura che sta per intraprendere. Sono comunque veramente felice per lei, davvero! A presto e in bocca al lupo ancora!” Risibile è l’atteggiamento di chi esulta ad un goal e finge d’ignorare che il fulcro della questione è la presenza di queste ed altre telefonate, e non il loro contenuto. Certo, una sorta di giustizia divina imporrebbe che i tifosi delle altre squadre dopo averci messi alla berlina provassero un po’ sulla loro pelle cosa significhi essere coperti di ridicolo con evidente e ingiusta infamia, tuttavia non è con l’ingiustizia che si ottiene giustizia. La Juve non era colpevole perché non c’era nessuna associazione a delinquere e questo deve essere chiarito e messo nero su bianco. Quanto sta uscendo in questi giorni, demolisce tale capo d’imputazione, sorretto esclusivamente dalla lacunosità delle indagini condotte. Giustizia allora vuole, al di là dei codici delle prescrizioni e di quant’altro, che si riveda quel procedimento sportivo, restituendo alla Juve quanto indegnamente e con infamia sottratto, ovvero due scudetti. Poi ci sarà tempo per valutare eventuali ulteriori indennizzi, infatti, la Juventus non ha perso solo due scudetti, ma ha subito un danno economico. Sarà importante cogliere eventuali differenze rispetto alle telefonate vagliate a suo tempo contro la Juve. Si ristabilisca l’ordine naturale, si restituisca il maltolto, si faccia luce facendo saltar fuori le centinaia d’intercettazioni. Le telefonate di Facchetti sono più gravi di quelle di Moggi, e ora deve muoversi la giustizia sportiva, e valutare. Pensate che Facchetti convince Mazzei a metter due arbitri a proprio piacimento, inquadrando Collina in una determinata partita. Viene quasi richiesta la designazione, quando invece si sa che doveva esserci sorteggio, infatti, così fu. Queste intercettazioni emerse sono davvero gravi, non prese in considerazione ai tempi con giudizi affrettati e ingiusti. Molti altri dirigenti sono coinvolti e il quadro è del tutto differente da 4 anni fa. Alcune frasi sono altamente scagionanti per “l’affaire Moggi”, eppure ai tempi non saltarono fuori affatto. La società Juventus appare diversa dopo le nuove 74 intercettazioni, e poi entro martedì se ne prevedono 6.000 solo di Pairetto da trascrivere. Sia la Juve che chi la condannò, dovranno prendere una posizione precisa, magari mettendo in campo la squadra di avvocati, ma sta volta con il coltello tra i denti. Simona Aiuti


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