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Cesare Prandelli..un vero gentiluomo del calcio

hh1204119797307_00bc9fbe_01Cesare Prandelli si forma calcisticamente nella Cremonese, una parentesi indolore nell’Atalanta e poi il gran passo verso la Juventus nel 1979. Cesare si dimostra duttile sia difesa che a centro campo, dimostrando carattere, lealtà e pazienza. In una Juventus di stelle che vincerà tutto, farà molta panchina, ma sarà sempre pronto ad ogni cenno del grande “Trap” e non è poco!

Parliamo di un professionista che sa ricoprire qualsiasi ruolo da gran lavoratore, e con umiltà. Trapattoni sa di poter contare sempre su di lui, ma il come ed il quando, sono sempre legati, per forza di cose, all’andamento della partita e dei campioni pluridecorati in campo. Calarsi nella realtà di una gara, spessoav-51 delicatissima, in frangenti magari burrascosi, è roba da specialisti, senza alcun dubbio e uomini intelligenti come è Prandelli.

Nelle sei stagioni in bianconero, totalizza 139 presenze, con 89 in campionato, 27 in Coppa Italia e 23 nelle Coppe europee, togliendosi la soddisfazione di 2 gol in Coppa Italia: niente male! La professionalità di Prandelli è dunque premiata dagli scudetti 1981, 1982 e 1984, dalla Coppa Italia 1983, dalla Coppa delle Coppe 1984 e addirittura dalla Coppa dei Campioni nel 1985.

Quando il buon Cesare arrivò a Torino, fu guardato con “sospetto” dai tifosi juventini, e lui di gavetta ne haprandelli fatta eccome, ma l’incondizionata stima di cui oggi gode è la più grande delle vittorie.

Come libero, di rincalzo/sostituto del mitico Gaetano Scirea, disse comunque la sua al momento opportuno, e quando è stato chiamato a calpestare il campo, se l’è cavata eccome. Certo, non era facile emergere nella Juventus di Platinì, Cabrini, Furino, e Boniek e forse altrove avrebbe avuto più spazio, tuttavia il tempo è galantuomo e la professionalità, l’esperienza e l’onestà con cui oggi allena in serie A, hanno restituito a Prandelli la visibilità che merita, anche se sappiamo che non è importante per lui.

fededefinitivawo3gj0La panchina per molti è scomoda, ma non per lui che convince con tenacia negli anni, aggiudicandosi il premio come miglior allenatore nel 2008, nonostante un periodo non felice della sua vita, poiché dopo una dolorosa malattia, l’ha lasciato l’amata moglie. Oggi Cesare Prandelli allena la Fiorentina con un discreto successo, ancora una volta con la stima incondizionata di tutto il mondo calcistico italiano che lo vede/vuole su panchine sempre più prestigiose.

La modestia, le buone maniere e il rispetto dell’avversario, sono prerogative del coach della Fiorentina, che continua la tradizione di allenatori italiani che continuano ad essere i migliori del mondo. Troppo spesso le società vanno a cercare professionisti all’estero, trovando personaggi bislacchi, mutevoli, “primedonne” che scombussolano panchine e spogliatoi, mentre uomini come Prandelli, continuano il “fil rouge” di Rangone, Nereo Rocco, Bearzot, Pozzo, Valcareggi.

Chissà, un giorno vedremo azzurro!getmedia

Simona Aiuti

 


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